GAY E POLEMICHE

Mi è capitato in questi giorni di sentirmi in difficoltà perché, nella gestione di un forum gay, mi sono trovato di fronte atteggiamenti che non immaginavo, in pratica forme di aggressività che a me sembravano del tutto immotivate. Ovviamente le generalizzazioni sono pericolose e io mi riferisco a casi singoli, ma reali. In buona sostanza ci sono dei gay che tendono al pensiero unico, alla difesa corporativa, sempre e comunque, e non si rendono conto che altre persone possono avere avuto esperienze diversissime dalle loro e possono ragionare in modo completamente diverso. È come se scattasse un meccanismo automatico di liberazione dell’aggressività nei confronti di chi la pensa in un altro modo, gay contro gay, e ciò che stupisce è la volontà di tacitare l’altro accusandolo proprio di aggressività. Una discussione produttiva dovrebbe vedere una contrapposizione di argomenti, non di persone, e dovrebbe essere condotta “cercando di capire” il punto di vista e le esperienze dell’altro, ma qualche volta intervengono meccanismi automatici di difesa che scatenano l’aggressività. Personalmente mi sento laicissimo, ma non capisco perché un gay che usa la parola spiritualità e parla della promiscuità sessuale di certi ambienti gay debba essere tacciato di essere una specie di propagandista occulto di una dottrina retrograda (il cattolicesimo). Tutti i gay dovrebbero odiare la chiesa? Ci sono moltissimi gay cattolici, io non sono uno di loro, che fanno di tutto per conciliare omosessualità e cattolicesimo, ma francamente, pur non condividendo il loro punto di vista, lo ritengo assolutamente legittimo, ci mancherebbe altro! Io stesso ho scritto più volte sugli atteggiamenti omofobi della chiesa, sulle terapie riparative, ecc. ecc., ma ho anche ottimi ricordi di discussioni “serie” con ecclesiastici in tema di omosessualità e con alcune di queste persone mantengo rapporti di amicizia, anche se, lo ribadisco, mi sento laico al 100%. Sono gay, ma francamente non credo che esista una ideologia gay, non credo che esista e che debba o possa esistere una uniformità di pensiero legata al fatto di essere gay. Ma mi è capitato di essere stato considerato una specie di apostata perché, a detta di qualcuno, avrei difeso le posizioni omofobe della chiesa… io? Beh, chi lo dice non mi conosce affatto, ma va sottolineato che (mi scuso della citazione della buon’anima del cardinale Martini) non si tratta di gay e non gay, ma di pensanti e non pensanti, se l’essere gay diventa un principio di assimilazione e di conformismo ad una specie di “dottrina gay”, allora bisogna correggere il tiro e ricordarsi che le porte vanno lasciate aperte a tutti, non perché si convertano ad un credo particolare ma perché il valore sta nel dialogo in sé.