Incomunicabilità tra gay di diverse generazioni

Che cosa resta di gay ad un vecchio? No, il problema è posto male, dovrei chiedermi che cosa significa essere gay quando si va versi i 70 anni. La parola gay, applicata ad un vecchio, non è una parola che si riferisce al presente ma è un termine che indica qualcosa che è esistito in un’altra epoca, quando si è vecchi, la parola gay diventa leggera, è un contenitore di ricordi, più o meno qualificanti, è una chiave importante dell’archivio della memoria, ma anche, inevitabilmente, lo spazio del confronto, o se vogliamo dell’incomprensione, con i gay giovani. Quando diventi vecchio ti porti appresso vecchi modelli, vecchie categorie, vecchi ricordi, vecchi sogni, tutto un mondo che è invecchiato con te, un mondo con una vecchia tecnologia, un mondo superato che non vuole neppure adeguarsi alle novità. Mi rendo conto di come mi giudicano i giovani gay, mi giudicano con un certo rispetto, e questo mi fa piacere, ma mi classificano come un sopravvissuto, una mummia risorta da un passato che non ha più senso, che si può anche rispettare ma che non si può certo considerare se non con l’attenzione e con la cura che si dedica ai ricordi del passato. La frattura si avverte, meno dirompente quando esistono dei territori comuni diversi dall’essere gay, quando c’è qualcosa da condividere, al di fuori dell’omosessualità. Oggi tutto tende ad essere diverso. Parlando coi ragazzi gay avverto altri principi, altri valori, altre regole, in buona sostanza un’altra omosessualità. Un vecchio come me ha in mente la pia illusione che la sua esperienza, per poco che valga, possa essere forse utile a chi verrà dopo, ma l’esperienza dei fatti ridimensiona questa convinzione, la svuota di contenuto, e in questo modo la trasforma da elemento di coesione generazionale in elemento di frattura. Lo vedo anche dalla reazioni che suscitano oggi i miei romanzi, il primo, scritto oltre 31 anni fa, e altri più recenti, quei libri parlano solo ai gay della mia generazione, ma i gay giovani li considerano come cose superate, vecchie, piene di problemi che oggi non esistono più o che hanno trovato e trovano altre soluzioni e non occupano più lo spazio mentale che occupavano in passato. Un romanzo sa di vecchio quando i giovani non ci si ritrovano. Molti gay giovani si stupiscono del fatto che i gay vecchi stiano bene solo tra loro e anche lì con fortissime limitazioni, si stupiscono che i gay della mia generazione non cerchino un vero dialogo con i gay giovani. Evidentemente il conflitto generazionale divide molto più di quanto l’essere gay possa unire. Ero partito dal ritenere la categoria “gay” come una categoria antropologica e non culturale, ma l’osservazione mette in crisi questo presupposto. L’idea che l’essere gay è senza tempo, è una categoria umana immutabile, è contraddetta dal fatto che, oltre la normale variabilità individuale, si registrano variabilità geografiche e storiche, anche di brevissimo periodo, che sono così profonde da mettere in crisi archetipi che si davano per scontati. Quando un vecchio come me si confronta con dei gay più giovani ha l’impressione di essere un marziano caduto per sbaglio sulla terra o una specie di dinosauro sopravvissuto alla fine del Giurassico: mi sento domandare come era la vita dei gay 50 anni fa, perché chi me lo domanda mi colloca solo in quell’epoca, cioè vuole confrontarsi non con me come vecchio di oggi ora ma con me come giovane di 50 anni fa. Quando poi rivedo le registrazioni di trasmissioni televisive degli anni 60, mi convinco che le reazioni dei giovani gay sono in fondo comprensibili. Forse ci sono dei valori che si trasmettono all’interno del mondo gay, ma solo sul breve periodo, su un periodo al massimo di due decenni, quando l’intervallo temporale eccede questa dimensione, diventa automaticamente uno iato insuperabile tra mondi che sono destinati a rimanere isolati. L’aggregazione è lo spazio dei giovani, l’isolamento è la condizione dei vecchi. È un po’ un ripetersi ciclico, anche se i cicli sono molto accelerati. Mi sono chiesto se potrò mai capire la dimensione gay dei ragazzi di oggi e la risposta finisce per essere negativa, non tanto perché mi manca l’esperienza del mondo di oggi, quanto perché mi manca lo spazio mentale libero per poter introdurre nuovi concetti, contro i quali è come se avessi fabbricato degli anticorpi. Non provo rigetto per il mondo gay giovane che cerco di capire e non riesco a capire, semplicemente non lo sento mio. È in fondo un’osservazione banale derivante del fatto che sono vecchio e mi manca la voglia di ricominciare. La vecchiaia del fisico e quella dello spirito sono strettamente collegate.

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GAY COME CATEGORIA DEBOLE E PLURALISMO GAY

Quando si dice “i gay” si individua una categoria sulla base di una caratteristica specifica, si individua un sottoinsieme dell’umanità identificando un elemento comune, ma si tratta di caratteristiche che non individuano realmente un criterio di coesione, in altri termini ”i gay” non hanno un sentire comune e non hanno nemmeno esigenze comuni, gli elementi che li dividono (denaro, età, rango sociale, livello culturale) sono spesso molto più importanti di quelli che li uniscono, è proprio questa mancanza di interessi comuni e di una comune visione del mondo li rende una categoria debole, poco coesa, significativamente conflittuale al suo interno. Giudizi e pregiudizi reciproci tra gay appartenenti a sottoinsiemi coesi non dalla sola omosessualità ma da una comune visione del mondo, rendono difficile se non impossibile il dialogo, o lo permettono ma solo a livello formale. La distinzione tra dichiarati e non dichiarati, per esempio, e chiaramente divisiva e le resistenze reciproche sono forti proprio perché si tratta di diverse visioni del mondo. I dichiarati si considerano la parte evoluta e trainante di un “movimento” che non può non avere una dimensione politica e stimano i non dichiarati paurosi, incapaci di lottare per i loro valori, con un’espressione sintetica ma significativa, lI considerano “senza palle”. I non dichiarati pensano che i dichiarati siano narcisisti che hanno bisogno di una visibilità per sentirsi protagonisti e che devono individuare un nemico contro cui lottare per sentirsi inseriti in un gruppo. Se a queste divisioni interne, intrinsecamente legate all’omosessualità, se ne aggiungono altre legate alla disponibilità di denaro e all’ambiente sociale, ci si rende conto che intendere la realtà gay in modo unitario e pensare che i gay possono parlare con una voce sola significa non guardare in faccia alla realtà. Se poi si va più a fondo si capisce che anche la caratteristica che unifica il gruppo, cioè l’omosessualità, è in realtà molto problematica. Da quello che vedo ogni giorno posso solo dedurre che i modi di vivere l’omosessualità sono praticamente infiniti e che molti sono tra loro incompatibili, proprio perché sono determinati, nella sostanza, da quegli stessi fattori sociali, economici e culturali che dividono i gay al loro interno. Sembra che si possa concludere affermando la polverizzazione dell’omosessualità. Esistono certamente nel mondo gay momenti di aggregazione ma non sono derivati dall’omosessualità ma da istanze di carattere politico-sociale in cui si inserisce anche l’omosessualità. In questo senso i gay possono trovarsi mentalmente e spiritualmente molto più vicini a quelli che non sono gay, più che a gay con modi di vedere inconciliabili.

Riflessioni di un vecchio gay 20/10/2016

Il distacco tra le generazioni lo sento quando mi accorgo di vedere come uno spettatore discussioni che in altri tempi mi avrebbero affascinato, almeno avrei voluto provare a dire la mia, ma oggi non è più così, sono cose che non mi appartengono più. Un gay vecchio vede svanire l’identità gay e si identifica progressivamente solo nell’identità del vecchio. Il resto esiste come in una scatola di ricordi. Bisogna abituarsi al distacco. Non sento neppure il distacco, che è così graduale e progressivo che si avverte a stento quando ormai è incolmabile e lo si accetta come cosa ineluttabile. L’esperienza è la migliore maestra ed insegna che il distacco è la regola della vita, e che accettare la solitudine non è neppure un peso ma solo un obbligo per consentire ad altri la libertà, per lasciare loro un tempo sereno in cui sbagliare prima delle malinconie, prima dei rimpianti. Certe mancanze lasciano proprio il senso del vuoto. Vedo tanti giovani gay che discutono, che hanno i loro progetti, che hanno capito il mondo dal loro punto di vista, hanno voglia di discutere, di confrontarsi. Sono stanco so che ci si potrà capire solo in teoria, solo nella misura in cui si capirà che capirsi veramente è impossibile. Mi rendo conto che mi considerano un sopravvissuto, uno che non capisce che il tempo passa e tutto cambia, uno che pensa che la privacy sia un valore mentre è solo un vincolo inutile, uno che va diffondendo la paura e parla di una cosa stupida come la prudenza, uno che mistifica cose false, che vive di preconcetti, che non capisce il mondo di oggi. Ovviamente anche tra i gay esistono le generazioni e se c’è chi cresce ci deve essere anche chi tramonta, chi ha perso il gusto di affermarsi, Ci sono persone che parlano con me sono quando sono depresse, perché allora la distanza diminuisce. Bisogna abituarsi alla solitudine, bisogna tesaurizzare i ricordi, conservarli come valori, anche se forse sono un valore solo per me. Il rischio è che la vita intera sia una serie interminabile di fraintendimenti per i quali si vive solo delle proprie interpretazioni. Eppure non è stato solo un immenso nulla, ci sono state le preoccupazioni che già sono forme di affetto i di paura per sé e per gli altri. Non tutto passerà fulmineamente, il mondo dei ricordi mi salverà almeno per un po’.

ESSERE GAY un dialogo strettamente personale

Mi occupo di gay da diversi anni e collaboro ad una notissima realtà gay della rete in cui mi riconosco ampiamente e per quella realtà spendo la maggior parte del mio tempo, ma si tratta di una realtà piuttosto grande la cui gestione deve per forza di cose avere un’organizzazione e una struttura interna e quindi le risposte di tipo diciamo così “oggettivo” tendono ad essere privilegiate rispetto a quelle dettate solo dal buon senso o dall’istinto personale, Tutto questo porta a un lavoro di bilanciamento che ha una sua indubbia utilità quando ci si relaziona con un gruppo ma comporta automaticamente una forma di spersonalizzazione del contatto che diventa molto più mediato e neutro. Pur riconoscendo al gruppo per il quale lavoro da anni dei grandissimi meriti nell’orientamento delle persone gay e nel creare un ambiente serio di dialogo e di confronto, sento l’esigenza di avviare oggi questo nuovo blog “ESSERE GAY strettamente personale” proprio per cercare di non mettere da parte il valore che un contatto di tipo più personale può offrire. Ho scelto un titolo come “ESSERE GAY”, che fosse minimalistico e significativo e ho aggiunto il sottotitolo “strettamente personale” perché è proprio questo l’approccio che intendo dare a questo nuovo blog. Non c’è nessuna limitazione a priori di argomento, tutto ciò che riguarda la vita dei gay di tutte le età può essere argomento di discussione in questo blog. Mi si potrebbe chiedere il perché della scelta di un blog piuttosto che di un forum che potrebbe sembrare molto più adeguata ad un approccio generalista, ma è proprio l’esperienza e la scelta della dimensione strettamente personale che mi ha portato verso la scelta apparentemente riduttiva del blog. Gestire un forum è oggettivamente una cosa molto difficile per una persona sola e l’esperienza della lotta agli spammer  mi ha definitivamente dissuaso dallo scegliere una strada troppo ardua per una persona sola, perché intendo gestire questo piccolo blog a livello strettamente personale.

Ci sono molti argomenti legati alla vita dei gay che si trovano trattati ampiamente in moltissimi siti ma ce ne sono altri, molto meno comuni in internet, che hanno una rilevanza sociale enorme, ed è proprio a questi che vorrei dare spazio. Ne indico solo due: i gay sposati e i gay anziani. Mi è capitato molte volte di trovarmi a parlare con gay sposati e con figli e di vedere quanto la loro vita posa essere difficile, specialmente in assenza di qualsiasi forma di confronto con persone che abbiano esperienze analoghe. Un discorso più o meno simile vale anche per i gay anziani, quasi tutti non dichiarati e spesso totalmente soli.

Le tematiche che coinvolgono la vita dei gay sono in realtà moltissime e quelle connesse alle forme di disagio più profondo sono proprio quelle che si vedono di meno.

Ho imparato per esperienza a non usare troppo facilmente categorie e schemi interpretativi, in questo blog vorrei mettere la mia esperienza diretta della realtà gay a servizio di chi volesse un confronto di tipo autenticamente personale. Come in tutte le cose che cominciano non mancano le buone intenzioni, dove si andrà a finire realmente lo dirà solo il tempo.