UN GAY DOPO IL MATRIMONIO

Sono gay, ho 26 anni e sono sposato da due anni, non ho figli ma il problema dei figli è la mia preoccupazione di fondo perché mia moglie li vuole e lo capisco benissimo, anche se mi dice sempre che non è per quello che mi ha sposato, in un certo senso li voglio anche io ma poi c’è il fatto che la presenza dei figli dà al matrimonio un significato sacrale e di stabilità che finisce per essere ritenuto incompatibile con la possibilità di vivere la propria sessualità. L’altro problema di fondo è il fatto che, anche se io ho parlato chiaro con mia moglie, che sa che sono bisex (in realtà mi sento gay al 100%), lei con ogni probabilità ha sottostimato la cosa, proprio perché tende a vedere l’omosessualità come un vizietto che può anche essere benissimo compatibile col matrimonio. Non so perché mia moglie voglia stare con me, francamente non lo capisco. Il sesso tra noi è una cosa rara, non sgradevole proprio perché c’è una specie di complicità e ci si capisce al volo, lei in fondo sta rinunciando ad avere una famiglia vera per stare con me. Mi lascia la massima libertà anche a livello sessuale, forse perché sa che non sono mai stato con un uomo e pensa che una cosa del genere potrebbe anche non accadere mai. I nostri genitori e i nostri amici non sanno come stanno veramente le cose. Non si tratta di un matrimonio di copertura perché c’è ben poco da coprire e perché con mia moglie un rapporto serio c’è. Una volta ci siamo trovati in tre a pranzo con un nostro amico che non mi è affatto indifferente, lei lo ha capito e con una scusa si è allontanata per lasciarci soli, ma il mio amico era molto più interessato a lei che a me. La sera quando ci siamo rivisti a casa mi ha guardato come per dire: “Come è andata?” E le ho risposto che il nostro amico c’era rimasto malissimo perché non era su di me che voleva fare colpo. Lei mi ha fatto un sorriso spiritoso e mi ha scarmigliato i capelli. Non so se mia moglie abbia una vita sessuale, al di là di quel minimo che vive con me, certo non penso che abbia un altro uomo e meno ancora che abbia una donna, perché si vede che con me sta bene. Io non capisco come faccia ma penso proprio che stia veramente bene. Mi chiedo speso se questo stato particolarissimo di equilibrio che si è creato tra noi potrà andare avanti negli anni. Che ne pensi.

GAY E RELAZIONI ETERO

Vorrei passare ora ad esplorare un altro lato della questione “gay sposati” e cioè vorrei cercare di illustrare come le donne innamorate consapevolmente di ragazzi gay cercano di far fronte alla situazione.

Riporto qui di seguito, previa approvazione dell’autrice, una mail di una donna che si è resa conto che il suo ragazzo ha dei comportamenti che non sono quelli tipici dei ragazzi etero.

“Ti scrivo perché ho bisogno di chiarirmi un po’ le idee, o forse perché ho bisogno di parlare con qualcuno. Sono una ragazza di 25 anni e mi sono innamorata di un ragazzo di un anno più grande di me. È un ragazzo molto bello e anche molto dolce. Io prima ero stata con altri ragazzi ma un po’ boriosi e pieni di sé e certe volte mi facevano venire i nervi, pensavo che con tipi del genere non sarei mai andata d’accordo, poi ho trovato lui ed è stata una cosa completamente diversa, mi ascoltava, parlavamo molto, si comportava in modo diverso dagli altri ragazzi, mi trattava da amica, non ci provava con me e anche se ti sembrerà assurdo, la cosa mi piaceva moltissimo. Siamo diventati amici intimi, diciamo così, tante coccole qualche bacetto ma di tenerezza, non di passione, quasi non mi sembrava vero. Lui non parlava mai di sé ma lasciava parlare sempre me, a questa cosa all’inizio non avevo fatto caso. Ci vedevano ogni giorno ma non sapevo se avesse una ragazza (evidentemente no)  o se ne avesse avuta una prima, sembrava che questi argomenti non esistessero. Poi ho cercato di fare io il primo passo per disinibirlo un po’, l’espressione non mi piace ma, insomma, per me non era solo un’amicizia, e lì ho visto la sua paura, mi sono fatta due conti e ho pensato che potesse essere gay ma a lui non ho detto nulla. Col passare dei mesi ci siamo conosciuti sempre meglio e gli ho addirittura proposto di andare a vivere insieme, e alla fine mi ha detto che era gay. Io, stupidamente, gli ho risposto che per me non faceva nessuna differenza e che si poteva vivere insieme lo stesso, perché io volevo stare con lui comunque, ma lui mi ha guardato e mi ha detto: “Silvia, non ti arrabbiare, ma un gay può stare bene solo con un ragazzo.” Dopo questo discorso mi sono sentita molto ridimensionata, avrei voluto staccarmi da lui perché interpretavo quello che mi aveva detto come un rifiuto, ma non ci riuscivo, insistevo per vederlo, per consolarlo quando era malinconico ma lui si chiudeva sempre di più. Ho saputo da altre persone che probabilmente si è trovato un ragazzo ma ormai non lo vedo da tempo e mi sono rassegnata all’idea di non sentirlo più. Dopo aver vissuto la storia con lui, penso che non riuscirò più a innamorarmi di un altro ragazzo, sono stupida, lo so, non ha senso innamorarsi di uno che non ti vuole perché è gay, però a me è successo. Tu pensi che per me un qualche rapporto con lui sia recuperabile, dico solo come amica, ovviamente, o pensi che preferisca proprio stare alla larga? Per me se ha un compagno va benissimo, la cosa non mi creerebbe nessun problema, ma forse sto continuando a sognare come una stupida, mi sa che non ho capito bene che tipo di rapporti un gay può tenere con una donna, cioè l’ho capito ma non lo voglio capire, mi sa che la vedo ancora in modo troppo etero per poter andare d’accordo con lui.”

Questa è una mail tipica di una donna innamorata ma matura e consapevole della realtà. La storia con il ragazzo gay è finita e lei si rende conto che quel ragazzo non potrà mai essere il suo ragazzo. Gli vuole ancora bene ma capisce che in nome di quel bene non ha alcun senso rivendicare un ruolo che non venga da sé in modo spontaneo e condiviso. Se il ragazzo si allontana significa che deve andare per la sua strada e non ha senso cercare di trattenerlo. In fondo in questa storia il ragazzo non “illude” mai la ragazza, non passa oggettivamente i confini di una semplice anche se profonda amicizia, tiene cioè un comportamento che non favorisce i fraintendimenti.

La mail che segue è di un tenore completamente diverso ma è forse più interessante soprattutto per il diverso modo di agire del ragazzo che, volontariamente e colpevolmente, induce la ragazza in errore e provoca alla fine la sua reazione risentita.

“Bella gente i gay! Lo dico molto ironicamente! Ma che te lo dico a fare? Tanto tu sei convinto che sono tutti bravi ragazzi. Non è vero che sono solo i ragazzi etero che prendono in giro le ragazze, i gay fanno molto peggio e io, purtroppo, ci sono incappata in pieno. Uscivo da una storiaccia con uno str..o che mi piaceva molto fisicamente ma che era proprio grossolano e nello stesso tempo immaturo, insomma uno str..o! Ero nera. Vado una volta in disco con la mia comitiva e lì mi presentano Marco, neanche mi piace, mi sembra scipito, quell’altro era grezzo ma Marco mi sembrava addirittura un po’ viscido, non mi ispirava nemmeno a livello sessuale, e io quanto a ragazzi non ci vado tanto per il sottile. In pratica mi è del tutto indifferente, o anche meno, però mi accorgo che mi tiene d’occhio, quando cerco di guardalo negli occhi gira lo sguardo, ma continua ad osservarmi. Io mi chiedo “Ma questo che cavolo vuole?” mi decido e glielo chiedo. Mi risponde solo: “Sei carina!” Tu sai com’è, una cosa del genere a una ragazza fa piacere, e allora gli dico: “Sei carino pure tu!“ però così, solo per complimento, perché non mi attizzava proprio, poi abbiamo ballato e in pratica io mi sono persa il mio gruppo e ho passato la serata con lui che stava in discoteca da solo! Proprio così! Io con la mia solita logica generica ho pensato che se uno va in disco da solo vuol dire che va a caccia di ragazze e lui, in effetti, mi stava facendo la corte. La settimana appresso abbiamo continuato a sentirci e a scambiarci messaggini. Visto di giorno, alla luce del sole era meno viscido di come sembrava al buio della disco, non era un granché, un po’ troppo grassottello, paffuto va’,  però, insomma, si poteva pure fare. Dopo qualche giorno mi sono stufata di questo ragazzo e non l’ho chiamato più, ma lui continuava a farsi sentire a mandarmi messaggini da mezzo innamorato, mi provocava dicendomi che lo avevo colpito molto, che pensava spesso a me e tante altre cose del genere, io però non ero proprio interessata e non rispondevo, o forse solo raramente e solo per educazione, ma cercavo di tenermi molto sul neutro. Una sera mi chiama e mi dice che sta malissimo e che ha assolutamente bisogno di parlarmi di una cosa importantissima. Io gli dico che se deve sfogarsi lo può fare con un amico e con uno psicologo, ma lui insiste, la mette giù pesante ma non mi dice di che si tratta, alla fine non ce la faccio più, mi sfianca a forza di insistere e gli dico: “Ok, ci vediamo domani.” Insiste per vederci subito, ma gli dico che è tardi e che non saprei che cosa dire a mia madre e allora dice che va bene anche l’indomani. La sera appresso ci vediamo e ce ne andiamo a parlare in macchina. Mi aspetto un discorso chiaro e diretto ma comincia a parlare di cose generiche, non riesco a capire dove possa andare a parare, gli chiedo esplicitamente perché mi voleva parlare ma invece di rispondere insiste con le chiacchiere generiche. Gli chiedo: “Ma mi stai prendendo in giro?” Confesso che ho pensato che potesse magari essere uno col cervello un po’ bacato. Mi stavano proprio venendo i nervi, gli ho chiesto: “Che vuoi da me?” e lui mi ha preso la mano, allora gli ho detto: “Mi sa che ho capito! Ma tu non sei il mio tipo…” e lì il contatto tra noi ha preso un’altra piega e ci siamo baciati, cioè è stato lui a baciarmi, non mi piaceva nemmeno troppo però ci sono stata. Quando ci siamo staccati mi ha detto: “Pensi che ci si potrebbe mettere insieme?” Gli ho risposto: “Non lo so.” Lui mi ha detto: “Sei la prima ragazza di cui mi innamoro veramente.” Io l’ho preso come un complimento. Dopo un paio di giorni siamo passati a fare un po’ di sesso, cioè solo a toccarci perché lui ci andava piano. Aveva un modo di fare tutto suo, direi soprattutto contemplativo. Mi diceva che ero bellissima cosa che non è vera perché sono una ragazza molto ordinaria ma lui mi guardava con ammirazione, mi accarezzava, però non prendeva le iniziative che in genere prendono i ragazzi. Comunque ci siamo messi insieme. In genere i ragazzi tendono a stare alla larga dalla famiglia della ragazza, lui no! Voleva conoscere mia madre, mio padre, voleva venire a casa mia, un po’ come si faceva una volta quando c’era il fidanzamento ufficiale. È venuto a casa mia parecchie volte, i miei lo hanno invitato spesso a pranzo e io sono andata dai suoi, in pochi mesi eravamo diventati due fidanzatini ideali. Tutto sommato a me non dispiaceva, lui era serio, non faceva il galletto con le altre ragazze, stava finendo gli studi e si sarebbe trovato una ottima posizione sociale, anche se queste cose interessavano più a mio padre che a me. Dopo un anno di questa specie di fidanzamento in cui tra noi eravamo arrivati anche ad avere rapporti sessuali, sempre e solo su mia iniziativa e insistenza, finalmente comincia  parlare di matrimonio. I miei erano contenti e pure io, tutto sommato. Andavamo sempre in giro insieme con gli amici il sabato pomeriggio ed eravamo ormai un coppia a prova di bomba. Un giorno mi dice che purtroppo deve partire perché ha una zia che sta molto male e che non potrà venire con me il sabato successivo, io gli dico che va bene e non ci faccio proprio caso. Il sabato, siccome nella mia comitiva c’era un ragazzo gay, questo propone di andare in una disco gay ma di quelle dove possono andare tutti per divertirsi un po’, si decide e si va. Io mi sento come un pesce fuor d’acqua in quell’ambiente e non vado a ballare ma mi siedo un po’ defilata con due amici di vecchia data. A un certo punto ho l’impressione di vedere Marco sulla pista che balla con un altro ragazzo, le luci sono infernali ed è difficilissimo riconoscere le persone, ma in mezzo ai flash mi pare proprio che sia lui, resto sconvolta, ma non sono sicura e d’altra parte c’è troppa gente e troppo fumo per vedere bene tenendosi a distanza, e certamente non mi sarei mai avvicinata al punto di rischiare di essere riconosciuta. Dico ai miei amici che fa troppo caldo e che devo uscire un po’. La disco è praticamente in campagna e intorno c’è un grande parcheggio per i clienti. Esco, mi metto a girare nel parcheggio e la macchina di Marco sta lì. Mi sono sentita bollire di rabbia! Sono rientrata, ho detto ai miei amici che mi ero stufata e che me ne volevo andare e ce ne siamo andati tutti e quattro. Loro non avevano intuito nulla e non avevano assolutamente visto che Marco stava lì. L’indomani mattina Marco mi manda il solito sms di buongiorno, gli rispondo chiedendo come sta la zia e mi dice che “sta meglio”. Beh, non ci ho visto più! Gli ho risposto: “Ti ho visto dove sei stato veramente ieri sera. Sparisci dalla circolazione perché se mi compari davanti ti cavo gli occhi!” Lui nonostante tutto ha continuato a dire bugie e ad accusare me di omofobia! Io non gli ho più risposto e la storia è finita così. Non ti dico i casini a casa, ai miei non ho potuto raccontare quello che era successo, altrimenti sarei passata per stupida tutta la vita, quindi i miei hanno dato tutta la colpa a me perché: “era un bravissimo ragazzo, ecc. ecc.” Ecco questo è quello che ha fatto a me un ragazzo gay! Vediamo se tu hai il coraggio di pubblicare una mail simile! Comunque con ce l’ho con te, è ovvio, ma non immagini a che livello di viscido possa arrivare un gay che ti deve usare come donna dello schermo, è proprio un modo di fare odioso!”

PREVENIRE IL MATRIMONIO ETERO DEI GAY

Provo a sintetizzare qui alcuni degli elementi fondamentali emersi dai post già pubblicati relativi ai gay sposati. Ovviamente la questione, al momento risulta accennata solo per alcuni elementi, mente altri non sono stati minimamente affrontati.

Tra gli elementi assolutamente fondamentali nel determinare il percorso che porta i ragazzi gay al matrimonio, vanno ricordati:

1)      L’idea che essere gay sia una “scelta” che è in qualche modo modificabile o un “vizio” che è possibile prevenire o correggere.

2)      L’idea che la sessualità sia una realtà marginale che, per un etero, deve essere esclusivamente strumentale alla procreazione e alla creazione di una famiglia  e, per un gay, deve essere comunque sacrificata in nome della famiglia e dei figli.

3)      L’idea che un gay può realizzarsi pienamente, cioè a livello familiare, perché la vera realizzazione è solo quella, esclusivamente attraverso la negazione della sua sessualità che sarà, tutto sommato, indolore perché compensata dall’affetto familiare. In buona sostanza l’affettività istintiva, connessa con la sessualità, in questo modo è radicalmente negata. Il cardinale Lajolo, pochi giorni or sono, dichiarava, come se la cosa fosse ovvia, che “ I matrimoni gay non possono non deludere chi li fa”, mentre se si considerano: la costante diminuzione della propensione al matrimonio, l’aumento esponenziale dei femminicidi, e le percentuali costantemente crescenti di divorzi e separazioni (in Italia un matrimonio su due finisce in divorzio o separazione), ciò che emerge è il distacco sostanziale della società dal modello cattolico di matrimonio e di famiglia.

4)      Proporre ad un giovane eterosessuale la famiglia tradizionale come condizione di felicità significa ingannarlo, bisognerebbe se mai che riflettesse sui problemi e sulle incognite che il matrimonio può portare e porta di fatto con sé, tanto da finire in tribunale nel 50% dei casi. Proporre poi lo stesso modello ad un omosessuale significa addirittura porre le premesse non solo per il fallimento di una unione familiare del tutto artificiale, che peserà inevitabilmente sui figli, ma significa anche condannare un gay ad una vita del tutto contro natura, cioè contro la sua natura, e condannare una donna, che avrebbe tutto il diritto di avere un marito realmente innamorato di lei, a vivere in una condizione di grande incertezza e di totale insoddisfazione non solo sessuale ma, nella quasi totalità dei casi, anche affettiva.

5)      L’idea che il “sacrificio” sia un valore di per sé. Troppo spesso i ragazzi tendono a vedere come un merito la rinuncia alla propria sessualità spontanea in nome dell’ideale della famiglia. In realtà quando un gay si sposa è convinto che accettare il sacrificio della propria sessualità sia qualcosa di alto e di nobile, ma in nessun caso l’auto-repressione porta, alla lunga, ad esiti positivi e il “sacrificio” accettato dal gay, finisce di fatto per essere un condizionamento violento imposto alla vita della moglie spesso non consapevole.

6)      L’idea che il conformismo rispetto ai valori tradizionali sia sempre e comunque positivo, anche da parte di chi con certe istituzioni tradizionali, come il matrimonio, non ha proprio nulla a che vedere. Le famiglie molto raramente apprezzano la libertà, tendono invece spesso a ritenere che ciò che è socialmente accettato sia, per ciò stesso, la migliore strada da seguire per tutti e in ogni situazione.

7)      L’idea che l’obbedienza sia sempre e comunque una virtù e che il libero arbitrio individuale debba essere sistematicamente sacrificato in nome di regole generali socialmente accettate.

Un gay non può permettersi di spegnere il cervello e di delegare ad altri scelte fondamentali per la sua persona.

ESPERIENZE DI UN GAY SPOSATO

Ti scrivo perché non ne posso più, non so più dove sbattere la testa. Ho trent’anni, sono gay e sono sposato da due anni, ho figlio che non ha ancora un anno. Mi sento letteralmente spaccato in due, da un lato c’è mia moglie con mio figlio, dall’altro c’è la mia sessualità. Quando mi sono sposato avevo 28 anni e stavo con la stessa ragazza da dieci anni. Tutto era cominciato quasi per gioco, perché tutti i miei amici avevano la ragazza e io coi miei amici stavo bene. Ero gay anche allora? Penso proprio di sì, i miei amici sbavavano appresso alle loro ragazze, io con la mia stavo bene ma già allora avevo la sensazione che avere una ragazza, a livello sociale, per me fosse il massimo possibile, mentre per i miei amici avere una ragazza significava avere rapporti sessuali con quella ragazza. Per loro, fare certe cose era ovvio e chiaramente molto coinvolgente, per me era una specie di ipotesi che cercavo di tenere quanto più possibile a distanza, anche se vedevo la mia ragazza quasi tutti i giorni con la benedizione dei miei genitori che cercavano di lasciarci comunque tutta la libertà possibile, cioè che tendevano a lasciarci soli il più possibile, cosa che io cercavo di evitare sistematicamente perché quando ci capitava di stare da soli si cominciava una specie di gioco sessuale che a lei piaceva molto ma per me era piuttosto imbarazzante. Giocare con una ragazza, compreso un certo livello di contatto fisco era tutto sommato gradevole e quando ci baciavamo l’erezione c’era. Quando me lo stringeva da sopra i pantaloni (Sempre da sopra! Con un’unica eccezione) provavo una sensazione strana del tipo. “Ma che ci sto a fare qui?” Mi chiedevo perché io non fossi coinvolto come lo erano i miei amici in situazioni analoghe, anche se in fondo il perché lo sapevo benissimo. L’unica volta che ci siamo masturbati reciprocamente la sensazione è stata di passività totale, il cervello era altrove e aveva già rimosso tutto. Lei era evidentemente inesperta e poi era una ragazza e a me la cosa non stava affatto bene e poi trovarmi io a masturbare una ragazza mi provocava qualche momento di vero rigetto. Era un mondo che non conoscevo affatto e che non mi interessava affatto. Dopo ho dovuto mettere in chiaro con la mia ragazza che non mi sembrava giusto vivere la sessualità in quel modo, in pratica ho fatto leva su falsi sentimenti religiosi per evitare che esperienze del genere si ripetessero e ha funzionato perché lei non era in effetti entusiasta della sessualità, almeno per quanto poteva metterla in pratica con me. Comunque, lei all’inizio c’è rimasta un po’ stranita, cioè si è fatta qualche domanda, poi ha capito che se avesse insistito mi avrebbe perso del tutto e ha preferito evitare sistematicamente l’argomento, anche perché a lei interessava il matrimonio già allora, come se il matrimonio potesse essere immaginabile senza un interesse sessuale vero, almeno all’inizio. All’epoca io avevo 22 ani e lei 21. Siamo andati avanti per sei anni tra vacanze insieme, senza sesso, ovviamente, e pranzi a casa dei miei o dei suoi una domenica sì e una domenica no. Allora bisognava pensare allo studio e un motivo per rinviare le decisioni importanti c’era, poi mi sono laureato e lei poco dopo e qui c’è una cosa della quale mi vergogno un po’. Avrei potuto cercare lavoro per conto mio ma mio suocero mi ha offerto di lavorare con lui e siccome tutto sembrava così ovvio e l’offerta era buona ho accettato quasi subito. Co mio suocero si è creato un rapporto molto collaborativo, quasi di complicità, ma mio suocero dava assolutamente per scontato che avrei sposato la figlia in tempi brevissimi. Io ormai ero in trappola e sapevo che non avrei potuto sfuggire allora abbiamo fissato la data e ci siamo sposati. Sembrava tutto meraviglioso ma tra me e mia moglie c’era un argomento fondamentale mai affrontato, non tanto il fatto di avere rapporti sessuali con lei perché al limite, pensando proprio ad altro, ad avere un rapporto sessuale ci riuscivo, il vero problema era che io avevo una vita parallela: niente amanti o rapporti sessuali occasionali, ma mi masturbavo con la pornografia gay e lo facevo da quanto avevo 15 anni. Non ho mai messo a rischio la salute di mai moglie, una cosa del genere non l’avrei fatta mai e, onestamente, era un’ipotesi fuori dalla realtà. Sapevo benissimo che non volevo stare con una donna, che la cosa per me era assolutamente innaturale, però mi restava di sottofondo l’idea che “con un po’ di volontà avrei potuto mettere da parte un vizio stupido come la masturbazione e l’omosessualità sarebbe sparita. Ho cominciato a provare di tutto pur di staccarmi dai desideri omosessuali, mi sono obbligato a non andare su siti gay o meglio a non andare su siti porno di nessun tipo, perché in effetti gli uomini si vedono anche nei siti etero, provavo a scacciare quelli che chiamavo “cattivi pensieri” ma non c’era nulla da fare, dopo un periodo in genere breve tornavo a masturbarmi pesando ai ragazzi. Ho avuto, se così si può dire, un po’ di tranquillità gli ultimi periodi dell’attesa di mio figlio e i primi sei mesi dopo la nascita. Francamente pensavo di avere ritrovato la pace. Mia moglie no mi attraeva sessualmente ma ormai era occupata col bambino e il problema non si poneva nemmeno. I nonni erano raggianti, noi ricevevamo regali per il piccolo e per noi, mia moglie era al settimo cielo ma io piano piano cominciavo a provare sensi di colpa sempre più profondi: “Ho una famiglia bellissima e mi masturbo penando ai ragazzi, ma io sono un adulto, sono padre, dovrei pensare alla felicità della mia famiglia ma invece di pensare a loro io vado a caccia di siti gay e lo faccio di notte, di nascosto, quando loro dormono, sono proprio uno squallido depravato!” Per un verso contrapponevo l’amore verso mio figlio e, tutto sommato, pure verso mia moglie, che è del tutto inconsapevole di quello che sto passando, alla omosessualità, come se fossero realmente cose incompatibili. Mi dicevo: “Se fai quelle cose non puoi amare tuo figlio!” e invece anche se la notte andavo a caccia di siti gay io a mio figlio volevo un bene immenso. Poi ho cominciato a chiedermi perché l’omosessualità dovesse essere distruttiva dei miei sentimenti vero la famiglia e sono arrivato a una conclusione e cioè che non avrei mai messo in crisi il mio matrimonio per “un’avventura gay”, allora usavo questa espressione ma finché mi fossi limitato a qualche video porno, in effetti, non avrei distrutto proprio nulla e quindi, diciamo, con più coscienza ho deciso di potermi permettere la pornografia gay anche se con tempi limitati e ovviamente in forma privatissima. Parlando coi miei amici sposati sono poi venuto a sapere che anche loro facevano uso di pornografia, ovviamente  etero, e che di tanto in tanto tradivano anche le mogli se se ne presentava l’occasione e così ho cominciato a sentirmi meno pecora nera. Questo è il punto a cui sono ora. Non credo che tradirei mai mia moglie con un uomo, non so, forse non ne è ancora capitata l’occasione e quando si presenterà mi comporterà in tutt’altro modo, ma onestamente credo che saprei stare al mio posto, però, perché mi dovrei privare di quel po’ di sesso che sento veramente mio? Per il bene di mio figlio? Ma che c’entra? Io non metto in crisi proprio niente e poi perché dovrei fare a mia moglie un discorso chiaro su queste cose? Lo so che in teoria tra moglie e marito non ci devono essere segreti, ma lei è felice così e proprio non vedo perché dovrei stravolgerle la vita mettendola in crisi per cose che comunque non potrebbe capire. Io sono gay ma lei non sospetta niente di simile, quindi che faccio di male ad andare avanti così? Se le cose cambieranno ci penserò, ma adesso parlare chiaramente significherebbe distruggere tutto per una questione di principio che, in certo casi certo, può avere senso ma in questo caso è del tutto fuorviante.

Aspetto con ansia la tua risposta.

GAY E IPOTESI DI MATRIMONIO ETERO

Nel mio dialogo con ragazzi gay sposati di tutte le età è pressoché sempre presente l’idea che quando si è giovani si è portati molto spesso a sottovalutare l’omosessualità e a considerarla una scelta e, peggio ancora, una scelta reversibile. Troppe volte si sente dire che si “sceglie” di essere gay e questa affermazione, totalmente falsa, si insinua nel cervello dei ragazzi che, perdonatemi l’esempio dissacrante ma istruttivo, considerano l’omosessualità non come la loro natura, cioè come una caratteristica personale fondamentale, ma come una specie di droga che è sì un male in sé ma che in fondo, a piccole dosi, si può anche assumere, perché si presume di poterne uscire quando e come si vuole. L’omosessualità non ha nulla di negativo e non è un’abitudine che porta alla dipendenza, come l’uso di sostanze stupefacenti ma è una realtà della quale non ha alcun senso dire: “ne esco quando voglio” proprio perché essere gay non è una scelta.

L’idea di matrice religiosa della omosessualità come vizio che si radica e porta ad una dipendenza, cioè ad un vizio non più estirpabile, è ancora molto diffusa e continua a produrre danni incalcolabili, inducendo i gay al matrimonio nella convinzione che, alla fine, con un atto di volontà, si possa anche scegliere di essere etero. I gay sposati sanno benissimo quanto questa errata visone delle cose sia deleteria. Molto spesso, in realtà socialmente arretrate in cui domina l’omofobia, i ragazzi imparano fin dalla più tenera età a vedere l’omosessualità come un disvalore, tutta l’educazione tradizionale presuppone l’eterosessualità dei ragazzi e, là dove ci sono ragazzi gay, che sono l’8% dei ragazzi e quindi sono praticamente ovunque, li induce attraverso i sensi di colpa a reprimere qualsiasi pulsione gay.

La Chiesa ha ancora oggi ufficialmente atteggiamenti che sono sostanzialmente omofobi e che incitano all’odio contro gli omosessuali. Con Papa Francesco i toni, al vertice, sono più smorzati, ma estirpare l’omofobia dalla Chiesa è un’impresa che sembra in partenza destinata al fallimento, ammesso che qualcuno abbia veramente intenzione di provarci.

Gli atteggiamenti delle famiglie sono spesso retrivi e violentemente repressivi. Invito chi non lo avesse visto a vedere un film francese molto significativo: “Juste une question d’amour” http://www.youtube.com/watch?v=IwWJWzKxctw in cui si riscontrano due diversi atteggiamenti di genitori di fronte alla omosessualità dei figli. Quando la repressione della omosessualità è tanto forte da non comportare solo l’eliminazione dei comportamenti esterni che possono far pensare alla omosessualità ma da indurre i ragazzi a combattere contro le loro pulsioni omosessuali anche a livello privatissimo reprimendo la masturbazione spontanea in chiave gay, diventa purtroppo possibile e concreta l’eventualità che un ragazzo possa pensare non solo di forzarsi a non essere gay ma addirittura ad essere etero. Si tratta di forme di violenza profonda che alterano completamente e direi falsano del tutto l’affettività e la sessualità di un ragazzo gay, che è incoraggiato a creare un rapporto etero e a coltivarlo “imitando” gli atteggiamenti degli altri ragazzi: la rimozione della omosessualità è vista come un merito morale e la sessualità etero è accettata come “medicina della omosessualità”. Dietro tutto questo è evidente l’idea della sessualità come vizio e quindi come colpa.

A ben guardare si capisce facilmente che là dove dominano concezioni molto elementari e dogmatiche della natura, la complessità del reale è compressa in schemi di che derivano da puri pregiudizi. Pensare che la sessualità sia finalizzata solo alla procreazione è un’assunzione di principio che è sistematicamente contraddetta a livello sociale e nei comportamenti individuali. L’espressione “contro natura” è stata ed è tuttora usata sistematicamente nei confronti dei comportamenti e della stessa libido omosessuale. Anziché chiedersi il perché delle varianti della sessualità umana, è molto più facile ritenerle delle devianze “contro natura” o dei vizi acquisti, o delle scelte culturali, più o meno indotte dall’esterno. Ritenere l’omosessualità un vizio piuttosto che una variante della sessualità umana significa poggiare tutto l’approccio alla omosessualità su basi totalmente sbagliate.

Quando un ragazzo valuta la propria omosessualità come un vizio contro il quale bisogna resistere per tornare alla vera sessualità secondo natura, di fatto, imbocca la via dell’auto-repressione: tentativo di evitare contenere la masturbazione, fuga dalle occasioni in cui gli istinti omosessuali possono essere più facilmente risvegliati, sublimazione della omosessualità in amicizia affettuosa, e, alla fine, scelta di vis senza ritorno come il matrimonio. Riporto qui (con il consenso dell’autore) una mail che ho ricevuto.

“Ti scrivo con molto timore perché non so chi sei, e il fatto che tu sia gay mi mette in imbarazzo. Ho 25 anni, da qualche anno avverto distintamente un interesse verso i ragazzi, però non provo repulsione verso le ragazze, adesso ho una ragazza da qualche mese e tutto sommato con lei non sto male, è molto dolce e non è fissata col sesso come certe ragazze che ho avuto prima, ci vogliamo bene, lei non è al colmo dei miei pensieri, io certe volte mi lascio andare alla pornografia e alla pornografia gay, però con la mia ragazza penso che un rapporto serio potrei anche costruirlo. Voglio dire che se mi ci metto di impegno riesco a fare a meno della pornografia gay e perfino della masturbazione per diversi giorni e penso che se avessi famiglia riuscirei a mettere del tutto da parte queste cose per dedicarmi alla mia famiglia. Mi sento ad una svolta, perché se volessi, potrei andare verso il matrimonio e anche in tempi brevi e le mia ragazza ne sarebbe contentissima e pure i nostri genitori, e alla fine, la cosa starebbe bene anche a me, però onestamente non riesco a decidermi perché poi non potrei tornare più indietro. Vorrei tanto sposarmi e farla finita una volta per tutte con la pornografia ecc. ecc., ma ho paura di fare la più grossa stupidaggine della mia vita. C’è una cosa che mi fa riflettere ed è il fatto che io con la mia ragazza parlo di tutto ma non sono riuscito a parlarle delle mie fantasie omosessuali anche perché penso che non capirebbe proprio il senso della cosa, lei con me sta bene, ci coccoliamo reciprocamente con un minimo di petting e lei non capirebbe mai che per me c’è anche altro, lei è convinta che l’omosessualità sia un vizio che si può superare con la buona volontà e magari con l’aiuto di un bravo psicologo. Prima anche io tendevo a dare per certe queste cose ma ultimamente comincio a pensare che le cose siano molto meno facili di come le fanno sembrare. Mi sono posto tante domande sul mio futuro e su quello che voglio veramente. Recentemente ho conosciuto un ragazzo all’università e ho cominciato a guardarlo con interesse, ma non solo per motivi di sesso, come mi succedeva prima, ma a guardalo con interesse affettivo, mi faceva tenerezza, volevo stare accanto a lui, c’era anche sesso, ma non solo sesso, e per la prima volta ho cominciato a pensare che per me una storia d’amore potrebbe essere possibile anche con un ragazzo e addirittura forse più con un ragazzo che con una ragazza. Io non conosco niente della realtà gay, che oggettivamente mi spaventa ma non sono affatto sicuro di voler rinunciare al mio privatissimo e piccolissimo mondo gay per andare verso un matrimonio che onestamente mi spaventa un po’ perché alla fine potrebbe essere un a vera trappola. Ma adesso che faccio? La mia ragazza se lo aspetta, i nostri genitori pure e così gli amici, ecc. ecc.. Penso di avere bisogno di qualcuno che mi costringa ad ammettere delle cose che ormai vedo anche da solo, anche se poi trasformare la chiarezza di idee cha vado conquistando in azioni concrete è veramente difficilissimo.”