QUANDO UNA COPPIA GAY FINISCE

Ho ricevuto stamani una mail che conteneva un tratto di conversazione tra due ragazzi al momento in cui la loro relazione viene meno. Nella mail mi si chiedeva di pubblicare la conversazione, cosa che faccio volentieri, dopo aver apportato alcune modifiche al testo a tutela della privacy.
In realtà pur trattandosi di una conversazione che conclude una relazione, l’atmosfera è molto tranquilla e il dialogo sincero non è venuto meno, neppure sugli argomenti più spinosi.

MARCO: Ehi!
ESTEBAN: C.. ciao…
MARCO: C’è un po’ di rumore perché sto sull’autobus, dimmi
ESTEBAN: Sc…scusa, se non puoi ti richiamo in un altro momento
MARCO: No no, ti sento, dimmi tutto
ESTEBAN: Sono stato un po’ male questi giorni, nervoso, dormo poco, son distratto, ieri ho anche tamponato una macchina!
MARCO: Mi dispiace
ESTEBAN: Ti ho chiamato perché voglio chiederti un ultimo favore, ti prego di farmelo, devo capire il senso del nostro percorso, cosa è successo, perché ad un certo punto sono diventato una zavorra per te! Dimmi cosa hai fatto questi tre giorni, da quando me ne sono andato da casa tua. Ti sei sentito solo, annoiato o sei sereno?
MARCO: Tranquillo, devi stare tranquillo, sono sereno!
ESTEBAN: cos’hai fatto?
MARCO: mah solite cose, niente di che…
ESTEBAN: stasera cosa fai per il tuo compleanno? Ti meriti un po’ di divertimento…
MARCO: Mah, se il tempo regge vado a teatro! Boh, devo decidere, Licia e Rosetta non mi possono accompagnare, penso che mi porterò Matteo, tanto so che me l’appoggia!
ESTEBAN: P…Matteo…Come va con Matteo?
MARCO: Mah, bene, te l’ho detto che mi trovo bene con lui! Che ti devo dire, è tutto così nuovo, non lo so, lo sai che non sono sicuro di niente! Comunque ieri siamo stati insieme a casa sua!
ESTEBAN: I…Insieme…?
(silenzio)
(sospiro)
L…L’avete già fatto?
MARCO: Cooosa???
ESTEBAN: S..sì, volevo chiedere se l’avete già fatto?
MARCO: T’interessa sapere se l’abbiamo fatto?
ESTEBAN: Sì, ti prego, ho bisogno di capire!
MARCO: Sì, l’abbiamo fatto. Ma non era neanche programmato, cioè, io non me lo sarei mai immaginato che un ragazzo come lui potesse starci con uno come me. Eravamo in giro, poi mi ha chiesto se andavo a vedere un film a casa sua…Eh eh eh, che bella scusa eh!
(silenzio)
ESTEBAN: Com’è stato?
MARCO: Mah, strano, particolare, forse mi aspettavo un po’ meglio, non so che dirti. Ero molto coinvolto comunque, un coinvolgimento che con te non c’era più da un pezzo!
ESTEBAN: E allora perché venivi con me mentre avevi già iniziato a pensare a lui?
MARCO: No, ma guarda che non è finita per lui, è finita perché non provavo più niente!
Con te venivo per affetto. Forse ti ho sempre visto più che altro come un fratello, un confidente, è normale, siamo sempre andati d’accordissimo, mi è sempre venuto spontaneo dirti tutto, c’era un’intesa eccezionale!
ESTEBAN: Ti ha fatto godere?
MARCO: Sì, ma era un po’ imbranato, eh eh eh, ha 20 anni, è ancora ragazzino, io pure non ho tutta questa esperienza…Tu sicuramente eri più bravo di lui! Comunque abbiamo più o meno fatto le stesse cose che facevo con te!
ESTEBAN: Ma a questo punto ti domando, in sei mesi ti ho fatto mai godere? Hai mai provato attrazione per me?
MARCO: Sììì, avoglia se mi hai fatto godere! Attratto invece no, sono stato attratto un po’ giusto i primi tempi!
(silenzio)
Dimmi piuttosto una cosa tu, secondo te un ragazzo può essere attratto da me?
Lo sai che penso di essere brutto, vorrei sapere cosa ci si può trovare d’interessante in me…
ESTEBAN: Beh, ti posso dire ciò che ho visto io in te! Poi però devi dare anche tu le stesse risposte a me!
MARCO: D’accordo!
ESTEBAN: In te mi ha attratto la dolcezza, la tua forma mentis, il fatto che ti documenti, ti interessi di tutto, il tuo sorriso, e poi il fatto che chiacchieri, infatti non so come facessi a dire che sei timido e chiuso!
MARCO: Grazie, siamo dolci entrambi. E fisicamente?
ESTEBAN: beh, fisicamente lo sai, la risposta sta nella poesia che ti ho inviato stamattina per il tuo compleanno!
MARCO: Ah ah ah, è vero, tanta tanta roba!
ESTEBAN: Per me sei bellissimo, adoro la tua pelle, il biondo dei tuoi capelli, i peli, i piedi robusti e le gambe slanciate. I tuoi occhi grandi.. E poi sì, anche il tuo pene mi piace molto, mamma come si gonfia! Ricordo ancora l’ultima volta che siamo stati assieme, ti sei alzato per andare a fare la doccia, sembravi un watusso con questo pene ancora perfettamente diritto…
MARCO: E dopo averlo fatto tre volte, eh eh, sarà che ho 23 anni!
ESTEBAN: Ora tocca a te!
MARCO: Mmmm, vediamo… Sicuramente anche tu sei dolce, non sempre lo sei stato, all’inizio non tanto, poi invece sì. Non è che mi sia piaciuto tanto il tuo carattere, soltanto negli ultimi tempi sei riuscito a trasmettermi un po’ di serenità. All’inizio della nostra storia vedevo che c’era in te qualcosa che non andava, sembravi arrabbiato, triste, sofferente, ammusato. Devi assolutamente ridere di più. Hai la bocca larga? E allora spalancala per farti un bella risata, comunque sì, hai un bel sorriso! Guarda, non ti conviene fare il serio perché quando lo sei, sei davvero brutto! Inoltre devo dire che eri troppo timido, poi il fatto che sotto Natale mi hai portato a cena con i tuoi amici e non hai detto nulla di noi non mi è piaciuto proprio! Sinceramente avrei gradito un maggiore sforzo da parte tua. Ti sei deciso a dichiararti solo adesso ed è un peccato!
ESTEBAN: Ma ho ancora tutta la vita davanti!
MARCO: Appunto, vedi di non tornare indietro o ammosciarti!
Comunque mi piace quando canti, hai una bella voce, quindi dovresti farlo! Ti ho sentito parlare in spagnolo e devo dire che ti cambia la voce, sei sprecato per parlare in italiano, invece quando parli spagnolo ti viene una bella voce roca! Ma ce l’hai sempre avuta così la voce? E poi hai l’aspetto di un sudamericano!
ESTEBAN: Ma lo sai che da quando sono andato a scuola mi sono sempre presentato come Stefano, non usavo il mio vero nome, mi sembrava che facendomi chiamare Stefano mi potessero accettare più facilmente.
MARCO: ma perché?
ESTEBAN: Allora mi sembrava così.
MARCO: Ma io dico, è un così bel nome, esotico, e poi è proprio bello… va beh, comunque andiamo avanti. I tuoi lineamenti sono particolari, che ti devo dire, non so neanche come definirli… Sicuramente non se ne vedono in Italia, c’è poco da fare, non sei italiano e non sarai mai come un ragazzo italiano! Hai una pelle strana, a cui è difficile abituarsi, e il colorito scuro parla chiaro!
Complessivamente hai un bel corpo, mi piacciono le gambe, massicce, muscolose, certo, peccato un po’ di pancetta, però vabbeh! Devi valorizzarti di più però, perché ti lasci troppo andare, vesti male, magari quest’ultimo periodo sei dimagrito molto e ti sei ritrovato con dei vestiti larghi senza aver fatto in tempo a rinnovare il guardaroba. Però lo devi fare eh. Non siamo belli e proprio per questo dobbiamo stare attenti a valorizzare i nostri punti di forza. Ecco, le felpe non te le mettere perché ti stanno male, siccome sei basso ti tolgono proprio forma e ti appiattiscono. Il pene no, proprio non mi piace, circonciso non mi piace. Boh sarà che non l’avevo visto mai, comunque a me piace non circonciso, proprio come il mio. Dubito che tu un giorno ti possa ricostruire un prepuzio ma gli altri consigli ascoltali! Valorizzati eh!
ESTEBAN: Certo che proprio non ti piacevo, l’attrazione non era reciproca!
MARCO: Ma abbi pazienza, tu devi pensare che la prima volta mi mandasti una foto con una risoluzione pessima secondo me. Certo, mi dicesti che eri sudamericano, ma io mi aspettavo magari uno con il fisico di un brasiliano. Cioè io se penso al Sud America penso al Brasile, che ne so io dove sta il tuo paese e come sono fatti i suoi abitanti. Anche se dopo ci siamo visti io ho avuto sempre in mente l’immagine di un corpo che mi ero fatto io, e quando eravamo insieme succedeva che io avevo in mente una cosa, ma poi mi ritrovavo vicino un corpo che non corrispondeva. Con Matteo è stato diverso, l’ho visto e mi son sentito attratto, con te no invece, mi ero innamorato di una voce telefonica, fu una costruzione della mia mente! Del pisello poi lasciamo perdere, non mi era proprio saltato in mente di chiederti se fossi circonciso o no, e non mi pareva il caso di chiederti una foto. Lo vedi cosa succede quando ci si conosce via internet?
(silenzio)
(sospiro)
ESTEBAN: Mi dispiace, questo significa che io sono stato fortunato, tu invece hai avuto una brutta sorpresa! (sospiro)
D’accordo, mi basta questo. Ti rinnovo i miei auguri e… non so, se ti va di fare una chiacchierata o di prendere un caffè, sai che io una volta a settimana vengo a M***** per vedere lo psicologo. Vedi tu, se ti va, fammi sapere…
MARCO: Ok
ESTEBAN: Ciao
MARCO: Ciao Ciao

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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul forum di Progetto gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=4592

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AMORE GAY

Innamorarsi di un ragazzo? Che significa realmente innamorarsi di un ragazzo? Se guardo indietro nella mia vita non saprei neppure dire se mi sono mai veramente innamorato di un ragazzo. Più volte, sul momento, ho creduto di sì, c’era un interesse sessuale molto forte, mi sentivo fortemente attratto anche a livello affettivo da questo o quel ragazzo, avrei voluto costruire una vita insieme con lui, poi col passare del tempo le cose si ridimensionavano, l’attrazione sessuale scemava e il rapporto affettivo veniva meno perché quel ragazzo prendeva altre strade rimaneva la domanda di fondo: “era amore quello?” Un amore a tempo, che nasce senza una scadenza ma che poi la incontra inevitabilmente, ma è amore un amore a termine? Al massimo è stato amore, ma non lo è più. Eppure penso di aver vissuto una vera storia d’amore, una sola, ma almeno per quanto mi riguarda, è una cosa che non considero superata, dico per quanto mi riguarda perché lui mi ha detto in mille modi che sono stato uno dei tanti, mi ha detto che mi vuole bene ma che non è innamorato di me, il che nel suo modo di esprimersi vuol dire che io per lui non conto nulla, ma tra quello che dice e quello che sente dentro di sé la differenza può essere enorme. Qualche volta ho pensato che potesse temere un mio ritorno alla carica, cosa che non ci sarà mai proprio perché a lui non sta bene, o almeno questo dice e allora penso che c’è anche un altro modo di amarsi per il quale non c’è nemmeno bisogno di vedersi o di parlare, penso che potrebbe bastare la fiducia nel fatto che l’altro ti rispetta e si fida di te, anche se non c’è, anche se va per la sua strada. Ho notato che i momenti in cui tra noi c’è stato un rapporto più profondo sono stati quelli in cui era in crisi per qualche altra ragione, ma non voglio che stia male, anche se lo stare male lo riavvicina a me. Ci sentiamo molto di rado, ma quando accade, per me è una cosa speciale, è l’unico ragazzo per il quale ho provato l’ansia di non sapere come comportarmi. Con me è sempre stato schietto, qualche volta ai limiti del brutale, altre volte mi ha trattato con una sua ruvida dolcezza ma non mi ha mai preso in giro. È l’unico ragazzo per il quale, anche adesso, sarei disposto a fare qualunque cosa, non è il mio ragazzo e non lo sarà mai, ma quando lo vedo triste lo abbraccerei strettissimo, per strappargli un sorriso, davanti a lui farei il buffone a costo di essere preso per cretino dagli altri perché lui capirebbe. Mi sono detto che forse sono innamorato di questo ragazzo ma che lui non è innamorato di me e che allora ci manca l’essenziale, che è la reciprocità. Però una qualche reciprocità c’è, vorrei che ci fosse, mi illudo che ci sia, io so che almeno mi tratta con rispetto. Mi hanno detto tante volte: “Non buttare via il tempo! Trovati un altro ragazzo!” Io non c’ho nemmeno provato, ogni volta che conosco un ragazzo un po’ più da vicino comincio a fare i paragoni con lui, che per me è proprio un’altra cosa. Mi dicono di guardare avanti, di non fissarmi, che sono giovane e non posso rimanere legato a una storia che non c’è mai stata, eppure io sono convinto che quella storia ci sia stata eccome, anzi che esista ancora, in un altro modo, certo, ma che non sia finita. Ho vissuto con lui delle notti d’amore che non dimenticherò mai, era una cosa bellissima e soprattutto vera, voluta, un modo di sentirci totalmente liberi. Non ho mai provato nulla di simile con nessun altro ragazzo. In pratica è con lui che ho capito quanto la sessualità vera ti può far stare bene. Con lui riuscivo a superare tutti i miei complessi e a vivere il sesso in totale spontaneità. I ricordi di quelle notti d’amore li porto nel profondo del cuore e mi danno la certezza di avere conosciuto l’amore vero o meglio che cosa è veramente l’amore. Ho amato e sono stato amato di questo non ho dubbi. Non voglio un altro ragazzo, non riuscirei mai ad innamorarmi di un altro ragazzo perché, per me, lui c’è, non se ne è mai  andato veramente. Adesso, se penso a un ragazzo, penso solo a lui, me lo vedo davanti, gli occhi, il sorriso, l’abbraccio, il calore sessuale, la spontaneità assoluta e le ore passate al telefono a parlare di malinconia senza avere il coraggio di dirgli ciao da parte mia e con un saluto, da parte sua, che doveva includere un  minimo segno d’affetto, ma detto in tono minore. Dove sei adesso? Ti sentirò ancora? Come vorrei che tu fossi felice! Lo dico con tutta l’anima, perché ti voglio bene, forse non sono più innamorato, non provo più il trasporto sessuale di un tempo ma continuo a pensare a te ogni giorno e a sperare che tu possa essere felice, quando vedo un ragazzo vestito come te o con fisico simile al tuo provo un sussulto, perché ti vorrei vicino a me. So bene che amare un ragazzo non mi dà alcun diritto, perché la felicità che quel ragazzo deve perseguire è la sua, non la mia, ma so che come qualcosa di lui è rimasto dentro di me così qualcosa di me lo accompagnerà per sempre, perché, per quanto fragile e addirittura effimero possa essere stato, era comunque amore.

CHIESA E GAY IN NIGERIA

Il 19 Mazo 2014, su questo stesso blog, pubblicai un articolo intitolato “Chiesa e gay da Lucca alla Nigeria”, in cui riferivo dell’atteggiamento assunto nei confronti dei gay da mons. Castellani, arcivescovo di Lucca e di quello molto diverso assunto dall’episcopato nigeriano che, dopo la firma a promulgazione della legge anti-gay da parte del presidente nigeriano Goodluck Jonathan, ha espresso il suo pubblico apprezzamento.

In una lettera al presidente della Nigeria a nome di tutti i vescovi e fedeli, il presidente della conferenza episcopale della Nigeria, l’arcivescovo di Jos, Ignatius Kaigama ha definito la nuova legge “una coraggiosa e chiara indicazione della capacità del nostro grande paese di ergersi a protezione dei più alti valori delle culture nigeriane ed africane circa l’istituto del matrimonio e la dignità della persona umana, senza cedere alle pressioni internazionali volte a promuovere pratiche immorali di unioni omosessuali e di altri vizi correlati”. Assicurando al presidente Jonathan il sostegno dei vescovi, l’arcivescovo Kaigama così proseguiva: “La ringraziamo per questa coraggiosa e saggia decisione e preghiamo che Dio continui a benedire, a guidare e a proteggere lei e la sua amministrazione contro la cospirazione del mondo sviluppato per fare del nostro paese e continente una discarica per la promozione di tutte le pratiche immorali, che devastano il progetto di Dio per l’uomo”. Va chiarito che la “coraggiosa e saggia decisione” del presidente della Nigeria, criminalizza l’omosessualità e prevede per i gay fino a 14 anni di carcere. Le legge che l’arcivescovo Kaigama considera “coraggiosa e saggia” è stata definita da Emma Bonino, allora ministro degli esteri italiano “un gravissimo attacco a principi cardine di ogni società civile, quali quello di tolleranza e di non discriminazione, sanciti da tutti i principali accordi internazionali di tutela e promozione dei diritti umani, tra i quali la Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli del 1981, di cui la Nigeria è firmataria”.

Tanto premesso, rilevo che il 21 marzo 2014, il sito di Radio vaticana ha riportato un articolo intitolato “Nigeria: il presidente dell’episcopato respinge le accuse di omofobia rivolte ai vescovi” (http://it.radiovaticana.va/news/2014/03/21/nigeria:_il_presidente_dellepiscopato_respinge_le_accuse_di_omofobia/it1-783340) contenete delle dichiarazioni dell’arcivescovo Kaigama intese, a dispetto del titolo dell’articolo, non a respingere le accuse di omofobia ma a ribadire che “La posizione della Chiesa cattolica in Nigeria sulle unioni omosessuali e altri vizi morali è perfettamente in linea con quella della Chiesa universale e con i suoi insegnamenti sociali”. Kaigama afferma che “Quando la Conferenza episcopale ha inviato quella lettera, lo ha fatto per difendere i valori morali contenuti nella Bibbia e appartenenti alla tradizione del popolo nigeriano”.
Parlando degli omosessuali, l’unica affermazione di Kaigama, citata da Radio vaticana, che sembra ammorbidire le posizioni è la seguente: “Verso di loro avremo sempre la compassione di Cristo e difenderemo i loro diritti, come abbiamo sempre fatto per le persone discriminate”. Evidentemente l’arcivescovo Kaigama e la conferenza episcopale nigeriana ritengono che la compassione di Cristo e la difesa dei diritti delle persone discriminate si debba tradurre nel definire l’omosessualità un “vizio morale” in radicale contrasto con quanto affermato ripetutamente dalla Organizzazione mondiale della sanità (http://www.paho.org/hq/index.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=17703&Itemid), e, ancora meglio, inviando una lettera di pubblico plauso al presidente della repubblica che ha appena promulgato una legge che criminalizza quelle “persone discriminate” e prevede per loro fino a 14 anni di carcere. Se questa, come ritiene mons. Kaigama, è la compassione di Cristo di cui parla la chiesa, Dio ce ne scampi e liberi!

Si stima che in Nigeria ci siano 3.4 milioni di persone affette da HIV, queste persone saranno indotte a non presentarsi alle strutture mediche per evitare di essere identificate come omosessuali.

Al Jazeera ha pubblicato il 6 marzo 2014 una notizia che riporto sommariamente qui di seguito.

(http://www.aljazeera.com/news/africa/2014/03/nigerian-court-whips-4-men-accused-gay-sex-201436143555638773.html).

Secondo quando riferiscono gli attivisti dei diritti umani, quattro giovani uomini sono stati ritenuti colpevoli di sesso gay da un tribunale islamico nel nord della Nigeria e sono stati frustati pubblicamente (15 frustate). Sembrerebbe quasi una piccola cosa ma non finisce qui, perché i quattro sono stati condannati anche a pagare  una multa di 129$, una somma enorme con i parametri locali, se non pagheranno dovranno scontare un anno di prigione. Dorothy Aken’Ova, intervenuta per la Rete per la difesa dei diritti sessuali, da detto che i quattro, tutti tra i 20 e i 22 anni, potrebbero essere stati costretti a confessare con le percosse e ha aggiunto che sono stati costretti a prostrarsi sul pavimento del tribunale per essere frustati. Le famiglie dei quattro condannati avevano rifiutato ogni forma di difesa legale che era stata loro offerta ed erano terrorizzate dall’idea di poter essere associate all’idea della omosessualità, che molti nigeriani religiosi considerano un male importato dall’occidente.

Nella città di Bauchi, capitale dello stato omonimo, i processi per omosessualità erano stati rinviati a partire dal mese di gennaio, quando una folla inferocita aveva tentato di lapidare gli imputati subito fuori del tribunale e pretendeva che il giudice pronunciasse immediatamente una sentenza di morte. Gli agenti di polizia avevano dovuto sparare in aria per disperdere la folla e salvare gli imputati dal linciaggio. Nel nord della Nigeria la legge islamica, per gli atti omosessuali prevede la lapidazione o l’iniezione letale anche se questa norma non è mai stata applicata.

Secondo Aken’Ova, il giudice ha dichiarato di avere applicato condanne molto miti perché i quattro hanno affermato che i fatti si riferivano al passato e che essi avevano ormai cambiato da un pezzo i loro comportamenti. I quattro di cui si parla fanno parte delle diverse dozzine di persone che sono state catturate nell’ondata di arresti che ha fatto seguito alla promulgazione della Legge ant-gay in Nigera, quella che l’arcivescovo Kaigama considera una legge “coraggiosa e saggia”. Chi ha orecchio per intendere intenda.

GAY E SESSO SOSTITUTIVO

Mi è capitato diverse volte nei colloqui con ragazzi gay di tutte le età di rendermi conto di quanto la sessualità abbia spesso in realtà un valore sostitutivo dell’affettività e di quanto questa sostituzione sia inefficiente e deludente. Non sono sessuofobo ma non credo certo che la sessualità di per sé rappresenti la base del benessere di una persona. Se la sessualità ha anche una forte base affettiva, comunicativa, di calore umano, allora diventa uno degli elementi più potentemente stabilizzanti della personalità, se invece è staccata dalla dimensione affettiva finisce per essere la manifestazione di un disagio.

Ho visto spesso ragazzi sessualmente molto disponibili fuggire sistematicamente le occasioni concrete di creare un rapporto affettivo importante e mi sono chiesto perché l’affettività possa fare paura e da quello che vedo l’unica risposta credibile sta nel fatto che un rapporto affettivo importante è visto come “stretto”, costrittivo, limitativo della libertà. Dietro questo modo di vedere le cose c’è spesso il ricordo di esperienze familiari difficili, nelle quali la dimensione affettiva è stata utilizzata come mezzo di contenzione e di controllo della libertà individuale, ma oltre a questo c’è anche il modello di coppia legato all’idea tradizionale del matrimonio come vincolo di una unione monogama e sostanzialmente irreversibile.

Quando i genitori iperprotettivi ma non capaci di dialogare vivono con angoscia la libertà dei loro figli che si allontanano dalla famiglia, tendono, anche inconsciamente, a fare in modo che i figli sentano il rapporto affettivo con loro più come un vincolo che come una sicurezza. È il tipico modello educativo: “Se mi vuoi bene devi fare quello che dico io”.

La paura di innamorarsi è legata anche ad un altro concetto e cioè all’idea di evitare il “compromesso” che è molto spesso alla  base della vita di coppia. Intendo dire che i ragazzi che evitano di costruire rapporti affettivi per salvaguardare la loro libertà, evitano in pratica di entrare in rapporti dei quali non sono veramente convinti, sono cioè molto più selettivi rispetto alla media nella ricerca di un partner perché non vogliono perseguire l’idea della “coppia per la coppia” ma desiderano una coppia che non sia di compromesso. Spesso è facilissimo scivolare da rapporti di conoscenza superficiale verso forme di coinvolgimento molto stretto e vincolante che non hanno una base affettiva veramente forte.

I ragazzi che sembrano non amare la vita di coppia tendono a seguire un ragionamento che dal di fuori sembra strano, ma che in effetti ha un senso molto preciso, dicono infatti che una cosa è “voler bene a un ragazzo”, anche, se è il caso, con un po’ di sesso, e una cosa molto diversa è trovarsi un compagno. Tipica è l’espressione: “Gli voglio bene, ma non ne sono innamorato, mentre di quell’altro ragazzo sono proprio innamorato perso, con lui sì che ci starei in coppia!” L’elemento discriminante tra il voler bene e l’innamorarsi è chiaramente di natura sessuale e non è certamente una cosa banale. Un ragazzo che sembra avere paura della vita di coppia e che in genere tende a tutelare molto la propria libertà è disposto a sacrificarla “solo” per costruire un rapporto stabile con un ragazzo che lo coinvolge molto fortemente a livello sessuale. Il ragionamento è assolutamente lineare: una scelta tendenzialmente definitiva deve avere alla base una motivazione forte e l’interesse sessuale è una delle componenti, se non la componente essenziale, di un interesse veramente forte.

Se guardiamo alle ragioni del fallimento di molte coppie, quando c’è nonostante tutto alla base una stima e un affetto reciproco, troviamo al primo posto il crollo dell’interesse sessuale, nella maggior parte dei casi da una parte sola. Una coppia di persone, tutto sommato serie ed equilibrate, non funziona quando viene meno da una delle due parti il feeling sessuale verso il partner. Quando ciò accade c’è da chiedersi se quel feeling ci sia mai stato o non sia stato sostituito da una fragile accondiscendenza dovuta magari al bisogno di non stare soli. Molto probabilmente la coppia che va in crisi dopo pochi mesi era una coppia di compromesso, in cui, da una parte almeno, non c’era un vero trasporto sessuale.

Qualche decina di anni fa, era abbastanza usuale  trovare matrimoni combinati per intervento delle famiglie. In situazioni del genere il vero collante della coppia era dato dall’approvazione sociale che non proponeva ma imponeva agli sposi una vita in cui la sessualità diventava una variabile secondaria finalizzata alla nascita dei figli. In situazioni del genere, dalla parte del marito, avere un’amante rappresentava la risposta tacitamente tollerata all’asservimento della sessualità nel matrimonio; dalla parte della moglie, invece, si proponeva come una valore religioso e consolatorio l’obbedienza e la sottomissione, dando per scontata e inevitabile la frustrazione totale della sessualità femminile. Questo modello di vita di coppia è stato inevitabilmente esportato anche in campo gay. Ovviamente, data la mancanza di figli e di formalizzazione del rapporto in una unione tendenzialmente indissolubile come nel matrimonio, la coppia gay “di compromesso” è caratterizzata da una fragilità ben più alta di quella dei matrimoni combinati. Va aggiunto che la scarsa visibilità sociale delle coppie gay riduce notevolmente la paura delle reazioni sociali (lo scandalo) che caratterizzava la crisi del matrimonio di compromesso.

Fin qui abbiamo analizzato le motivazioni che inducono certi ragazzi a non legarsi con facilità a livello affettivo, si tratta di motivazioni forti ma, ciò non di meno, la rinuncia alla pur precaria stabilità tipica delle coppie di compromesso, specialmente quando i rapporti familiari sono in crisi e le amicizie restano superficiali o conflittuali, comporta un senso di vuoto, di sospeso, aumenta la percezione del passare del tempo e, inevitabilmente, spinge alla ricerca di valori sostitutivi dell’affettività e l’unica risposta concreta sta nel cercare di sostituire l’affettività con la sessualità ma, ovviamente, con una sessualità non affettiva, con un risultato che sembra riproporre sul piano sessuale l’idea di coppia di compromesso che era stata esclusa sul piano affettivo. È vero però che non si tratta quasi mai, oggettivamente, di coppie di compromesso su base sessuale perché manca il requisito di fondo della stabilità, manca cioè il vincolo che viene automaticamente escluso in nome della tutela della libertà individuale e manca anche il vincolo dell’esclusività.

Vorrei sgombrare il campo dai pregiudizi moralistici. L’unico vero rischio di questi comportamenti è rappresentato dalla promiscuità sessuale che, se non accompagnata dall’uso sistematico di adeguate forme di prevenzione, aumenta sensibilmente il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale.

Sul piano dei rapporto sociali, i ragazzi che presentano resistenza a formare coppie di compromesso incontrano spesso incomprensioni, sono considerati in qualche modo dipendenti dal sesso e per di più da un sesso promiscuo, questo perché l’idea di coppia di compromesso, a livello sociale è considerata, mi si pasi il gioco di parole, un buon compromesso tra bisogni sessuali e stabilità, cioè l’adattarsi al compromesso, che rappresenta il comportamento più condannato a parole, è ciò nonostante il più diffuso nella realtà. Il vero problema dei ragazzi che tendono a sostituire l’affettività con una sessualità promiscua sta nel fatto che i partner con cui si relazionano, in genere, ragionano nel modo più comune, cioè tendono a creare coppie di compromesso, senza grossi problemi, quando si trovano di fronte a ragazzi sessualmente disponibili, perché danno per scontato che la disponibilità sessuale comporti automaticamente una analoga disponibilità affettiva, cosa che nelle situazioni di cui stiamo parlando, non è realistica. Si incontrano quindi su piano sessuale due mentalità molto lontane e le incomprensioni possono essere profonde e laceranti perché entrambi i partner si ritengono giudicati e incompresi in cose che ai loro occhi appaiono fondamentali e scontate. È proprio questo meccanismo che impedisce il consolidarsi di rapporti che sono nati sul piano sessuale e alimenta la promiscuità dei ragazzi che non vogliono creare coppie di compromesso.