QUANDO UNA COPPIA GAY FINISCE

Ho ricevuto stamani una mail che conteneva un tratto di conversazione tra due ragazzi al momento in cui la loro relazione viene meno. Nella mail mi si chiedeva di pubblicare la conversazione, cosa che faccio volentieri, dopo aver apportato alcune modifiche al testo a tutela della privacy.
In realtà pur trattandosi di una conversazione che conclude una relazione, l’atmosfera è molto tranquilla e il dialogo sincero non è venuto meno, neppure sugli argomenti più spinosi.

MARCO: Ehi!
ESTEBAN: C.. ciao…
MARCO: C’è un po’ di rumore perché sto sull’autobus, dimmi
ESTEBAN: Sc…scusa, se non puoi ti richiamo in un altro momento
MARCO: No no, ti sento, dimmi tutto
ESTEBAN: Sono stato un po’ male questi giorni, nervoso, dormo poco, son distratto, ieri ho anche tamponato una macchina!
MARCO: Mi dispiace
ESTEBAN: Ti ho chiamato perché voglio chiederti un ultimo favore, ti prego di farmelo, devo capire il senso del nostro percorso, cosa è successo, perché ad un certo punto sono diventato una zavorra per te! Dimmi cosa hai fatto questi tre giorni, da quando me ne sono andato da casa tua. Ti sei sentito solo, annoiato o sei sereno?
MARCO: Tranquillo, devi stare tranquillo, sono sereno!
ESTEBAN: cos’hai fatto?
MARCO: mah solite cose, niente di che…
ESTEBAN: stasera cosa fai per il tuo compleanno? Ti meriti un po’ di divertimento…
MARCO: Mah, se il tempo regge vado a teatro! Boh, devo decidere, Licia e Rosetta non mi possono accompagnare, penso che mi porterò Matteo, tanto so che me l’appoggia!
ESTEBAN: P…Matteo…Come va con Matteo?
MARCO: Mah, bene, te l’ho detto che mi trovo bene con lui! Che ti devo dire, è tutto così nuovo, non lo so, lo sai che non sono sicuro di niente! Comunque ieri siamo stati insieme a casa sua!
ESTEBAN: I…Insieme…?
(silenzio)
(sospiro)
L…L’avete già fatto?
MARCO: Cooosa???
ESTEBAN: S..sì, volevo chiedere se l’avete già fatto?
MARCO: T’interessa sapere se l’abbiamo fatto?
ESTEBAN: Sì, ti prego, ho bisogno di capire!
MARCO: Sì, l’abbiamo fatto. Ma non era neanche programmato, cioè, io non me lo sarei mai immaginato che un ragazzo come lui potesse starci con uno come me. Eravamo in giro, poi mi ha chiesto se andavo a vedere un film a casa sua…Eh eh eh, che bella scusa eh!
(silenzio)
ESTEBAN: Com’è stato?
MARCO: Mah, strano, particolare, forse mi aspettavo un po’ meglio, non so che dirti. Ero molto coinvolto comunque, un coinvolgimento che con te non c’era più da un pezzo!
ESTEBAN: E allora perché venivi con me mentre avevi già iniziato a pensare a lui?
MARCO: No, ma guarda che non è finita per lui, è finita perché non provavo più niente!
Con te venivo per affetto. Forse ti ho sempre visto più che altro come un fratello, un confidente, è normale, siamo sempre andati d’accordissimo, mi è sempre venuto spontaneo dirti tutto, c’era un’intesa eccezionale!
ESTEBAN: Ti ha fatto godere?
MARCO: Sì, ma era un po’ imbranato, eh eh eh, ha 20 anni, è ancora ragazzino, io pure non ho tutta questa esperienza…Tu sicuramente eri più bravo di lui! Comunque abbiamo più o meno fatto le stesse cose che facevo con te!
ESTEBAN: Ma a questo punto ti domando, in sei mesi ti ho fatto mai godere? Hai mai provato attrazione per me?
MARCO: Sììì, avoglia se mi hai fatto godere! Attratto invece no, sono stato attratto un po’ giusto i primi tempi!
(silenzio)
Dimmi piuttosto una cosa tu, secondo te un ragazzo può essere attratto da me?
Lo sai che penso di essere brutto, vorrei sapere cosa ci si può trovare d’interessante in me…
ESTEBAN: Beh, ti posso dire ciò che ho visto io in te! Poi però devi dare anche tu le stesse risposte a me!
MARCO: D’accordo!
ESTEBAN: In te mi ha attratto la dolcezza, la tua forma mentis, il fatto che ti documenti, ti interessi di tutto, il tuo sorriso, e poi il fatto che chiacchieri, infatti non so come facessi a dire che sei timido e chiuso!
MARCO: Grazie, siamo dolci entrambi. E fisicamente?
ESTEBAN: beh, fisicamente lo sai, la risposta sta nella poesia che ti ho inviato stamattina per il tuo compleanno!
MARCO: Ah ah ah, è vero, tanta tanta roba!
ESTEBAN: Per me sei bellissimo, adoro la tua pelle, il biondo dei tuoi capelli, i peli, i piedi robusti e le gambe slanciate. I tuoi occhi grandi.. E poi sì, anche il tuo pene mi piace molto, mamma come si gonfia! Ricordo ancora l’ultima volta che siamo stati assieme, ti sei alzato per andare a fare la doccia, sembravi un watusso con questo pene ancora perfettamente diritto…
MARCO: E dopo averlo fatto tre volte, eh eh, sarà che ho 23 anni!
ESTEBAN: Ora tocca a te!
MARCO: Mmmm, vediamo… Sicuramente anche tu sei dolce, non sempre lo sei stato, all’inizio non tanto, poi invece sì. Non è che mi sia piaciuto tanto il tuo carattere, soltanto negli ultimi tempi sei riuscito a trasmettermi un po’ di serenità. All’inizio della nostra storia vedevo che c’era in te qualcosa che non andava, sembravi arrabbiato, triste, sofferente, ammusato. Devi assolutamente ridere di più. Hai la bocca larga? E allora spalancala per farti un bella risata, comunque sì, hai un bel sorriso! Guarda, non ti conviene fare il serio perché quando lo sei, sei davvero brutto! Inoltre devo dire che eri troppo timido, poi il fatto che sotto Natale mi hai portato a cena con i tuoi amici e non hai detto nulla di noi non mi è piaciuto proprio! Sinceramente avrei gradito un maggiore sforzo da parte tua. Ti sei deciso a dichiararti solo adesso ed è un peccato!
ESTEBAN: Ma ho ancora tutta la vita davanti!
MARCO: Appunto, vedi di non tornare indietro o ammosciarti!
Comunque mi piace quando canti, hai una bella voce, quindi dovresti farlo! Ti ho sentito parlare in spagnolo e devo dire che ti cambia la voce, sei sprecato per parlare in italiano, invece quando parli spagnolo ti viene una bella voce roca! Ma ce l’hai sempre avuta così la voce? E poi hai l’aspetto di un sudamericano!
ESTEBAN: Ma lo sai che da quando sono andato a scuola mi sono sempre presentato come Stefano, non usavo il mio vero nome, mi sembrava che facendomi chiamare Stefano mi potessero accettare più facilmente.
MARCO: ma perché?
ESTEBAN: Allora mi sembrava così.
MARCO: Ma io dico, è un così bel nome, esotico, e poi è proprio bello… va beh, comunque andiamo avanti. I tuoi lineamenti sono particolari, che ti devo dire, non so neanche come definirli… Sicuramente non se ne vedono in Italia, c’è poco da fare, non sei italiano e non sarai mai come un ragazzo italiano! Hai una pelle strana, a cui è difficile abituarsi, e il colorito scuro parla chiaro!
Complessivamente hai un bel corpo, mi piacciono le gambe, massicce, muscolose, certo, peccato un po’ di pancetta, però vabbeh! Devi valorizzarti di più però, perché ti lasci troppo andare, vesti male, magari quest’ultimo periodo sei dimagrito molto e ti sei ritrovato con dei vestiti larghi senza aver fatto in tempo a rinnovare il guardaroba. Però lo devi fare eh. Non siamo belli e proprio per questo dobbiamo stare attenti a valorizzare i nostri punti di forza. Ecco, le felpe non te le mettere perché ti stanno male, siccome sei basso ti tolgono proprio forma e ti appiattiscono. Il pene no, proprio non mi piace, circonciso non mi piace. Boh sarà che non l’avevo visto mai, comunque a me piace non circonciso, proprio come il mio. Dubito che tu un giorno ti possa ricostruire un prepuzio ma gli altri consigli ascoltali! Valorizzati eh!
ESTEBAN: Certo che proprio non ti piacevo, l’attrazione non era reciproca!
MARCO: Ma abbi pazienza, tu devi pensare che la prima volta mi mandasti una foto con una risoluzione pessima secondo me. Certo, mi dicesti che eri sudamericano, ma io mi aspettavo magari uno con il fisico di un brasiliano. Cioè io se penso al Sud America penso al Brasile, che ne so io dove sta il tuo paese e come sono fatti i suoi abitanti. Anche se dopo ci siamo visti io ho avuto sempre in mente l’immagine di un corpo che mi ero fatto io, e quando eravamo insieme succedeva che io avevo in mente una cosa, ma poi mi ritrovavo vicino un corpo che non corrispondeva. Con Matteo è stato diverso, l’ho visto e mi son sentito attratto, con te no invece, mi ero innamorato di una voce telefonica, fu una costruzione della mia mente! Del pisello poi lasciamo perdere, non mi era proprio saltato in mente di chiederti se fossi circonciso o no, e non mi pareva il caso di chiederti una foto. Lo vedi cosa succede quando ci si conosce via internet?
(silenzio)
(sospiro)
ESTEBAN: Mi dispiace, questo significa che io sono stato fortunato, tu invece hai avuto una brutta sorpresa! (sospiro)
D’accordo, mi basta questo. Ti rinnovo i miei auguri e… non so, se ti va di fare una chiacchierata o di prendere un caffè, sai che io una volta a settimana vengo a M***** per vedere lo psicologo. Vedi tu, se ti va, fammi sapere…
MARCO: Ok
ESTEBAN: Ciao
MARCO: Ciao Ciao

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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul forum di Progetto gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=4592

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AMORI DI UN GAY DICIOTTENNE

Intanto grazie della chiacchierata di ieri sera. Potrai capire che a 18 anni, per uno che ha sempre cercato di non vedere, trovare il coraggio di scriverti è stato difficilissimo, ma sono contento di averlo fatto. Mi aspettavo una risposta standard, diciamo una cosa schematica, e mi ha colpito il tipo di risposta, molto diretta. Quando ti ho chiesto di parlare in chat non sapevo che cosa mi avresti risposto, ma un minuto dopo eravamo su skype. Magari le paure di un ragazzino come me ti faranno sorridere però io non posso parlare con nessuno in modo serio e per me potere parlare di certe cose vuol dire capire che non ne devo avere paura. A me è mancata soprattutto la mia famiglia, una famiglia l’ho avuta ma solo di nome, mio padre pensa solo alle sue cose e mia madre si preoccupa di me e di mia sorella proprio come un dovere sempre sbuffando e facendoci notare (specialmente a me) che per lei siamo solo una palla a piede. Mia madre è convinta di essere una ottima madre e di sacrificarsi per noi dalla mattina alla sera e in un certo senso è vero, ma lei non è una madre, è una super-tata. Mio padre, quando provo a dirgli due parole, mi fa rimarcare che non ha tempo, che ha altro da fare e che quello che volevo dirgli io si può dire anche dopo, rinvia sempre le cose mie di mia sorella, perché deve pensare al lavoro, sempre e solo al lavoro.

Come posso fare a dire ai miei genitori che sono gay? Penso che, molto semplicemente, non ci crederebbero, sono giovani, mio padre ha 44 anni e mamma 42, ma sono etero e per loro il mondo finisce lì. Quando c’è in televisione qualche programma dove si parla anche di gay non fanno commenti omofobi, niente di tutto questo, semplicemente cambiano canale, senza nemmeno farci caso, come se fossero capitati per sbaglio su un canale che parla di come si coltivano i datteri in Australia. E poi, non sopporterei assolutamente l’idea di essere mandato da uno psicologo, e per che cosa poi? Mica ho problemi col mio essere gay, mi sta benissimo. Ho un compagno di scuola gay dichiarato che, tra parentesi non mi piace per niente, è un bravissimo ragazzo, però proprio non mi piace fisicamente, non è effeminato nemmeno un po’ però proprio non mi piace. I miei compagni di classe non sono omofobi, il mio compagno gay non viene preso in giro o messo in mezzo con atti di bullismo, solo che gli altri lo considerano un po’ un marziano. Un giorno un mio compagno stava parlando con questo ragazzo gay e gli diceva: “Io non ho niente contro i gay, ma non ho mai capito come può fare uno come te, che in fondo sei un ragazzo come noi, a stare senza ragazze e a correre appresso ai ragazzi.” Questo è l’atteggiamento che vedo intorno a me. So bene che c’è di molto peggio, ma anche questo sentirsi un marziano non è per niente gradevole. Puoi ben capire che fare coming out a scuola e essere trattato come il mio compagno gay non mi attira per niente.

Quanto a storie d’amore sono tutte mie fantasie a basta. Due anni fa mi ero innamorato di un ragazzo del quinto, che era molto bello e che mi affascinava molto perché era molto calmo, mai aggressivo e anche se ero più piccolo di lui, le volte che è capitato che abbiamo parlato, mi ha preso sul serio. Poi ha fatto la maturità e se ne è andato e non l’ho più visto, tra l’altro era pure etero, di questo non avevo il minimo dubbio. C’è un ragazzo della mia classe che mi piacicchia, cioè rispetto al ragazzo bello del quinto di due anni fa non c’è nessun paragone possibile, ma tra gli altri è quello che guardo di più, ma poi, quando ci parlo, mi passa qualunque fantasia, è molto pieno di sé, mi dice tutte le cose che farà all’università e dopo, però a me sembra un po’ un pallone gonfiato. Ce lo vedi a fare lo scienziato uno che fatica a prendere sei al compito di matematica? Io no! Quindi, diciamo che quanto a storie d’amore sono a zero. Uno che mi piace molto in tutti i sensi c’è ma non sta nella mia classe e ci posso scambiare qualche parola solo quando c’è l’assemblea, però mi piace veramente molto. È alto, magro, sorridente, biondo, con gli occhi chiari, proprio come i ragazzi che piacciono a me e poi è intelligente, quando interviene mi stupisce per quello che dice, ed è uno che parla poco, tra l’altro ha anche un voce molto sexy e belle mani. Su questo ragazzo ho cercato di raccogliere informazioni, prima di tutto per spere se ha una ragazza e non ce l’ha! Poi per capire come ragiona sui gay e ho sentito una volta un suo intervento in assemblea quando si parlava proprio di questo e ho notato che aveva un modo di esprimersi molto particolare. Ti faccio un esempio. Un altro ragazzo, per dire che i gay non vanno emarginati diceva che non vanno emarginati perché “quelli sono come noi!” e quindi in pratica dicava di essere un etero che accetta i gay, mentre il ragazzo che mi piace una distinzione tra “noi” e “loro” non l’ha mai fatta, non ha mai detto cose che sottintendessero che lui era etero, cosa che mi ha fatto accendere una lampadina nel cervello… non ha la ragazza, parlando dei gay non distingue tra noi e loro… beh, oggettivamente non sono argomenti molto forti ma è chiaro che il discorso va approfondito e che ha senso cercare di capire qualche cosa di più. Non credo che questo ragazzo mi abbia notato perché io parlo poco, non faccio interventi all’assemblea e ho paura di dire scemenze, quindi non mi metto in evidenza, però, con questo ragazzo sono successe delle cose che mi sono piaciute tantissimo. Durante l’assemblea tanti ragazzi stavo in cortile a fumare e c’eravamo anche io lui, anche se non fumiamo, poi gli altri sono rientrati tutti in assemblea io sono rimasto fuori, mi aspettavo che anche lui entrasse e invece è rimasto fuori a parlare con me seduto sui gradini, mi sembrava un sogno. Non voglio sopravvalutare il fatto però lui è rimasto lì per me. Non sapevamo che dire né io né lui, è stato un momento di imbarazzo bellissimo ma è finito subito perché è passato un prof e ci ha fatto rientrare. Poi c’è stato un altro episodio, c’era una conferenza sul nucleare il pomeriggio e c’era pochissima gente, non c’erano compagni di classe suoi e si è seduto vicino a me in una sala quasi vuota, sentivo il suo calore. Quando è finita mi ha offerto un caffè alla macchinetta e mi ha chiesto che cosa avevo capito di tutto quello che avevano detto, e gli ho detto che stavo proprio pensando ad altro e lui mi ha risposto: “Anche io… ” e ha fatto un bellissimo sorriso, gli ho chiesto a che cosa e mi ha risposto: “Mi sa che lo sai, però cambiamo discorso ok?” è stato un attimo intensissimo ma poi abbiamo parlato d’altro. È possibile che anche lui sia interessato a me? Non hai un’idea di quando un’idea simile mi farebbe felice. Non mi interessa nemmeno che sia gay (certo che sarebbe l’ideale!). Mi basterebbe anche averlo solo come amico. Ecco lui è il mio sogno d’amore: un ragazzo bello, intelligente e innamorato di me! Forse è chiedere troppo però non lo mollerò perché qualcosa c’è anche da parte sua.

Adesso ti lascio e ti auguro buona settimana. Grazie di tutto.

Matteo

UN GAY SALVATO DALLE TERAPIE RIPARATIVE

Ho 31 anni e, dopo una lunga lotta con me stesso, ho ricominciato a vivere, da diversi anni ho smesso di distruggermi e da un paio d’anni penso di avere trovato proprio la felicità. Sento spesso esaltare la famiglia come se fosse una cosa bellissima, cioè come se fosse il posto ideale in cui un ragazzo può crescere serenamente ma per me, e me ne sto rendendo conto solo ora, la famiglia è stata un posto terribile. Dal di fuori la mia famiglia sembra una famiglia come tante altre, un padre che ha un buon lavoro (molto buono), una madre che lavorava ma poi ha lasciato il lavoro dopo la mia nascita per dedicarsi completamente a me (mai lo avesse fatto!). Entrambi i miei genitori sono di buon libello culturale. Non ho ricordi di nessuno dei miei nonni, ma penso che già i miei nonni siano stati la rovina dei miei genitori, esattamente come i miei genitori sono stati la mia rovina e forse anche peggio. Sia mio padre che mia madre sono figli unici esattamente come me. Non ho mai visto una sola volta mio padre e mia madre scambiarsi un gesto di tenerezza come non ho mai visto mio padre  stanco o trasandato o mia madre non perfettamente curata. Mia madre è sempre stata maniaca dell’ordine, della pulizia, ecc. ecc.. Il valore di fondo che ha sempre dominato la mia famiglia è il prestigio sociale. I miei sono benestanti, diciamo, ma non sono ricchi nel vero senso della parola, certo, per loro, non sentirsi all’altezza del loro mondo sarebbe una sofferenza grandissima. Sono cresciuto stando sempre da solo o con persone molto più grandi di me. La scuola è stata per me un’ossessione fin dalle elementari, non potevo essere il secondo della classe, dovevo essere per forza il primo e questo mi costava moltissimo. Mia madre ogni tanto mi faceva delle domande, proprio delle domande di quelle che si fanno a scuola per vedere se io ero in grado di rispondere. I miei erano molto legati alla chiesa, oggi penso che fosse più per ragioni di opportunità e di politica che per la religione in sé. In particolare da quando avevo sette o otto anni vedevo spesso in casa un prete che poteva avere allora circa 40 anni, lo chimerò qui don Luigi. Oggi dico un prete, ma allora dicevo un sacerdote, perché mia madre era convinta che, sotto sotto, la parola prete, detta da me, potesse avere un valore dispregiativo. Era un prete importante, molto rispettato e poi mi colpiva perché era un po’ la versione ecclesiastica di mio padre: capelli alla tedesca, clergyman perfetto, sempre perfettamente stirato, scarpe lucide, ecc. ecc.. Ho capito soltanto molti anni dopo quanto questo prete abbia influito sulla mia vita, fin da quando ero piccolissimo.

È stato don Luigi che, in pratica, ha deciso che dovessi fare le elementari in un istituto di suore, di cui però non ho un brutto ricordo, se non per il fatto che l’ambiente era quasi militaresco e lo studio era per me veramente un tormento. Quella scuola però aveva due grossi difetti che allora non vedevo affatto, in primo luogo era totalmente fuori dal mondo, cioè lì era tutto ovattato, attutito, i bambini crescevano e non sì rendevano conto di vivere in un mondo del tutto separato dalla realtà e poi c’era il fatto che i bambini erano avviati alla religione da piccolissimi con un sostanziale lavaggio del cervello di cui non potevano assolutamente rendersi conto perché mancava loro ogni possibilità di confronto con la vita di altri ragazzi. A sette anni le suore ci preparavano per la prima confessione, ma un bambino di sette anni ha ben poco da confessare, quindi io assimilavo tutti gli atteggiamenti esterni; le mani giunte, stare in ginocchio, recitare la penitenza ecc. ecc., la cosa che il prete mi ripeteva in confessione a quell’età era sempre che l’obbedienza a papà e mamma era come l’obbedienza a Gesù, che ci vuole bene se facciamo quello che lui ci comanda.  Verso la fine della quinta ho fatto la prima comunione, ma ancora non capivo assolutamente nulla di quello che stavo facendo. Le suore ci insegnavano il catechismo e io lo studiavo come una qualunque materia scolastica ed ero pure orgoglioso di sapere perché Dio avesse creato il mondo ecc. ecc..

La scelta delle medie, anche queste in un istituto religioso, fu caldamente patrocinata da don Luigi che diceva che per me ci voleva una “scuola seria”, cioè una scuola religiosa, che mi preparasse bene a quello che la vita mi avrebbe presentato, sottintendendo che la scuola pubblica fosse un ambientaccio in cui potevo solamente rovinarmi. In prima e seconda media l’ambiente era abbastanza simile a quello delle suore, anche se non c’erano suore ma preti. La scuola ogni tanto, anzi direi abbastanza di frequente, organizzava un campeggio o un soggiorno in campagna per tre giorni e la cosa mi piaceva molto. Li chiamavo “ritiri” e servivano per prepararci alla cresima che ho ricevuto  12 anni. La mia vita si svolgeva  in modo del tutto tranquillo, confessione e comunione tutte le domeniche, che per me era una cosa scontata ma anche molto meccanica, per il resto studiare e cercare di essere il primo della classe, a casa obbedire a papà e mamma, tutto qui.

Poi, improvvisamente all’inizio della terza media il mio mondo di sicurezze infantili va in crisi. Una notte, per la prima volta faccio un sogno bagnato e ricordo perfettamente che avevo sognato che stavo spiando un mio compagno nella doccia o meglio prima che si spogliasse per fare la doccia, al momento in cui immaginavo che si calasse le mutande ho avuto il mio primo orgasmo. Il sogno, lo ricordo ancora, era veramente eccitante e la sensazione fisica del mio primo orgasmo era intensissima e anche l’impressione, vagamente imbarazzante, che provai dopo, sentendomi tutto bagnato e appiccicoso, fu fortissima. Non sapevo che cosa fosse successo perché io sapevo per quale motivo Dio ha creato il mondo ma non sapevo che esistesse la sessualità, o almeno non riuscivo a connettere quello che era successo a me con quel minimo di concetti sul sesso che avevo potuto carpire dal mondo esterno, in pratica solo dalla TV perché internet a casa mia non era mai esistito se non come strumento di lavoro di papà. Insomma, fu quella la prima volta che provai imbarazzo per la sessualità. Non sapevo che fare: parlare con papà o con mamma? E poi raccontare a loro proprio tutto? Anche che sognavo di spiare un mio compagno e di vederlo nudo? Oppure avrei dovuto andare subito a confessarmi perché sognare una cosa simile sicuramente non è una cosa buona? E poi che cos’era tutta quella sostanza appiccicosa che mi ero ritrovato addosso. Decisi di evitare mia madre, perché pensavo che non avrebbe capito, andai a parlare con mio padre che capì al volo quello che era successo, ma a lui non dissi che avevo sognato di vedere un ragazzo nudo. Lui mi disse che ormai stavo diventando grande e che quello che era successo era il risveglio della mia sessualità e che non era una cosa pericolosa ma che per avere un indirizzo serio su come avrei dovuto affrontare queste cose dovevo parlarne col sacerdote. Ho capito solo molti anni dopo l’assurdità di un discorso simile, allora la risposta mi sembrò chiara ed esauriente. Andai a confessarmi nel pomeriggio con un sacerdote che non conoscevo perché mi vergognavo molto, ne trovai uno vecchio che mi disse che quelle cose servono quando ci si sposa e si devono avere figli e che fino a quel momento bisogna mantenere la purezza, cioè preservare assolutamente un dono così grande che mi avrebbe fatto collaboratore di Dio nel diffondere il dono della vita. Poi gli dissi, quasi come se fosse una banalità, quello che avevo sognato e lui si fermò e mi disse: “Questo è un peccato grave perché gli uomini sono fatti per le donne e le donne per gli uomini”, e aggiunse che avrei dovuto pregare molto perché Gesù mi facesse tornare sulla retta via, ecc. ecc., poi mi diede l’assoluzione. Per me fu un trauma tremendo. Che cosa avevo fatto di male? Non riuscivo proprio a capirlo. Comunque decisi di non dire nulla a mio padre di quello che era successo in confessione e di impegnarmi al massimo per non pensare più a quelle cose che mi avevano detto essere peccato grave. Da allora, forse avevo ancora 12 anni o ne avevo appena compiuti 13, la mia vita divenne una lotta continua contro me stesso. Scoprii la masturbazione dopo pochissimi giorni, ma con gravissimi sensi di colpa e con sensi di colpa ancora più grandi continuai nelle mie fantasie sessuali gay. Mi confessavo tutte le domeniche con un prete diverso e dicevo solo di essermi masturbato perché per me il peccato era quello. Dai preti ne sentivo di tutti i colori, sempre sul negativo, chiaramente, ma con molte gradazioni diverse di negatività.

Finite le medie, il mio destino era segnato, per l’intervento di don Luigi finii per la terza volta in una scuola religiosa, sempre di preti, come la scuola media, anche se di un altro ordine, non c’è bisogno di dire che fui mandato al classico, la cosa era scontata a priori. Classe mista con prevalenza femminile i ragazzi però erano una dozzina, quindi non pochissimi. Ovviamente erano miste anche le classi in cui ho frequentato le elementari e le medie, all’poca la cosa mi sembra abbastanza secondaria, ma entrando al ginnasio vedevo le cose in un altro modo, cioè avevo cominciato a guadare i ragazzi, chiaramente con la massima circospezione e con mille scrupoli di coscienza, ma avevo cominciato a guardarli. Sapevo che non avrei dovuto guardarli ma non riuscivo a non guardarli. A scuola c’era ben poco da fare, la sorveglianza era molto rigida e al massimo vedevi dei sorrisi tra un ragazzo e una ragazza e anche quello con molto senso del limite. In pratica ho vissuto di angoscia tutti gli anni del ginnasio-liceo, non per la scuola, dove non ero sicuramente il primo, con grande scorno di mia madre, ma per il sesso. I tentativi di reprimermi sono stati veramente assurdi tanto più perché entrato al ginnasio ho avuto dai miei genitori il mio primo computer e il mio primo accesso a internet con la precisazione che “questo si usa solo per la scuola e quando ci siamo noi”. Ma siccome alle parole non seguivano i fatti, io ho cominciato quasi subito ad andare in internet per cercare foto e video gay (che allora erano ancora pochi e brevissimi). Con internet la frequenza della masturbazione è aumentata esponenzialmente, dire una volta al giorno è poco. A questa mia vita sessuale privatissima corrispondevano le confessioni in cui avevo cominciato a dire al prete che avevo fantasie gay e proprio in confessione mi fu detto per la prima volta che per risolvere definitivamente questo problema e poter avere una vita normale si poteva ricorrere ad uno psicologo, perché ce ne sono di bravissimi che possono aiutare i ragazzi a “rimettersi in carreggiata”, avevo allora 16 anni. È così che ho preso la decisione più assurda della mia vita, come se fosse una scelta eroica di cui sentirmi orgoglioso: sarei andato da uno psicologo per uscire da questa storia di masturbazione e omosessualità, ma come fare? I miei lo avrebbero dovuto sapere. Pensai di dire ai miei genitori che non dormivo la notte, che mi sentivo molto agitato e che avrei voluto parlare con uno psicologo, per tutta risposta mi dissero che don Luigi era per l’appunto  uno psicologo e che avrei potuto parlare con lui. Al che il mio rifiuto fu categorico. Mia madre cercò di insistere, io mi feci convincere non a parlare con don Luigi ma a contattare uno “psicologo serio” indicato da lui. Io sapevo che c’è il segreto professionale e tendevo a fidarmi. Dopo qualche giorno vado al primo appuntamento con lo psicologo, avrà avuto tra i 35 e i 40 anni, tutto è molto rituale, lettino, taccuino, luce bassa, ecc. ecc., sono un po’ spaventato, gli parlo del mio problema: “masturbazione compulsiva e omosessualità, ecc. ecc.” Lui mi dice che si può fare molto ma che il mio impegno dovrà essere totale. Dopo le prime sedute mi fa compilare dei test e mi da un libro da leggere sulle terapie riparative dove ci sono delle storie terribili di omosessuali finiti male, porto a casa il libro e lo nascondo perché non voglio che i miei lo trovino, leggo il libro ma mi fa venire il voltastomaco, lo psicologo mi consiglia di farmi prescrivere degli ansiolitici dal mio dottore ma io non voglio prendere medicine, allora mi manda presso un gruppo religioso che si occupa di queste cose e mi dice che “operare su due fronti” avrebbe facilitato molto le cose. Il gruppo si vedeva la sera, andarci per me è una esperienza di una violenza autoinflitta terribile. Resisto solo alle prime due riunioni, poi dico alla psicologo che non ce la faccio più, lui cerca di insistere per farmi tornare nel gruppo religioso dicendo che è per il mio bene. Ma io non avevo nessuna intenzione di tornarci, allora mi propone una strada più graduale… Nel frattempo la scuola andava a rotoli e mi sono ritrovato con un debito in greco che ha fatto andare mia madre su tutte le furie.

Arrivo a compiere 17 anni che mi sento veramente distrutto, una nullità destinata al fallimento. Passo una notte intera a piangere, non ce la faccio proprio più, non ne voglio più sapere nemmeno di vivere, sono proprio al limite. Parlando con una mia compagna di scuola vengo a sapere che va da uno psicologo e che si trova bene. Dico a mia madre che voglio cambiare psicologo, lei mi vede proprio al limite e non fa obiezioni. Aspetto il giorno del primo appuntamento. L’ambiente è spartano, proprio ridotto ai minimi termini, lui è anziano, sulla sessantina, capelli bianchi, maglione. Mi dà la mano e mi dice di accomodarmi in poltrona e si siede su una poltrona di fronte a me, gli dico qual è il mio problema: “masturbazione compulsiva e omosessualità”, mi chiede: “masturbazione con che frequenza?” Io gli dico “Anche una volta al giorno” che a me sembrava moltissimo, lui sorride, apre le braccia e dice: “E con questo? Questa è la norma!” Io insisto: “Ma con fantasie omosessuali…” e mi risponde: “E allora? Se uno è gay è ovvio che pensi ai ragazzi e non alle ragazze, queste sono cose normali!” Io gli ho detto: “Non so più che fare, non ce la faccio più ad andare avanti, sono proprio al limite…” Poi mi ha fatto raccontare un po’ la mia vita e mi ha detto: “Cerchiamo di semplificare le cose, tu non devi fare le cose che ti dicono gli altri ma quelle che vuoi fare tu, non devi vivere male, perché se no dopo ti verranno mille rimpianti, sei un ragazzo giovanissimo, un ragazzo gay, e allora? Che problema c’è? L’assurdità, per un gay, è proprio forzarsi a desiderare di non essere più gay o peggio impegnarsi per non essere più gay! Devi cominciare a diventare autonomo, a fare quello che tu ritieni giusto, il problema sta proprio nel fatto che ti sei fatto troppi problemi di cose che non ti riguardano, delle cose che gli altri vogliono da te, ma tu devi fare solo quello che vuoi tu. I problemi li avrai perché la tua famiglia non accetterà facilmente che tu faccia quello che vuoi, ma la tua autonomia te la devi guadagnare giorno dopo giorno.”

Quando sono tornato a casa mi sentivo libero, la sensazione era stranissima ma sapevo bene che le cose che mi aveva detto questo psicologo erano in fondo quelle che non avevo il coraggio di dire a me stesso. Non è stato facile realizzare un’autonomia vera perché effettivamente i miei hanno fatto di tutto per mettermi in difficoltà, e qui lo psicologo è stato veramente utilissimo. Adesso ho un ragazzo da due anni e gli voglio profondamente bene, anche lui mi ha aiutato tantissimo, ha avuto con me una pazienza enorme. Adesso viviamo insieme! Un giorno eravamo in strada e io gli ho detto: “Prendimi per mano!” Lui mi ha guardato con aria interrogativa e ho aggiunto: “C’è don Luigi!” E allora mi ha abbracciato e mi ha baciato in mezzo alla strada, ecco perché gli voglio bene!

AMORE GAY

Innamorarsi di un ragazzo? Che significa realmente innamorarsi di un ragazzo? Se guardo indietro nella mia vita non saprei neppure dire se mi sono mai veramente innamorato di un ragazzo. Più volte, sul momento, ho creduto di sì, c’era un interesse sessuale molto forte, mi sentivo fortemente attratto anche a livello affettivo da questo o quel ragazzo, avrei voluto costruire una vita insieme con lui, poi col passare del tempo le cose si ridimensionavano, l’attrazione sessuale scemava e il rapporto affettivo veniva meno perché quel ragazzo prendeva altre strade rimaneva la domanda di fondo: “era amore quello?” Un amore a tempo, che nasce senza una scadenza ma che poi la incontra inevitabilmente, ma è amore un amore a termine? Al massimo è stato amore, ma non lo è più. Eppure penso di aver vissuto una vera storia d’amore, una sola, ma almeno per quanto mi riguarda, è una cosa che non considero superata, dico per quanto mi riguarda perché lui mi ha detto in mille modi che sono stato uno dei tanti, mi ha detto che mi vuole bene ma che non è innamorato di me, il che nel suo modo di esprimersi vuol dire che io per lui non conto nulla, ma tra quello che dice e quello che sente dentro di sé la differenza può essere enorme. Qualche volta ho pensato che potesse temere un mio ritorno alla carica, cosa che non ci sarà mai proprio perché a lui non sta bene, o almeno questo dice e allora penso che c’è anche un altro modo di amarsi per il quale non c’è nemmeno bisogno di vedersi o di parlare, penso che potrebbe bastare la fiducia nel fatto che l’altro ti rispetta e si fida di te, anche se non c’è, anche se va per la sua strada. Ho notato che i momenti in cui tra noi c’è stato un rapporto più profondo sono stati quelli in cui era in crisi per qualche altra ragione, ma non voglio che stia male, anche se lo stare male lo riavvicina a me. Ci sentiamo molto di rado, ma quando accade, per me è una cosa speciale, è l’unico ragazzo per il quale ho provato l’ansia di non sapere come comportarmi. Con me è sempre stato schietto, qualche volta ai limiti del brutale, altre volte mi ha trattato con una sua ruvida dolcezza ma non mi ha mai preso in giro. È l’unico ragazzo per il quale, anche adesso, sarei disposto a fare qualunque cosa, non è il mio ragazzo e non lo sarà mai, ma quando lo vedo triste lo abbraccerei strettissimo, per strappargli un sorriso, davanti a lui farei il buffone a costo di essere preso per cretino dagli altri perché lui capirebbe. Mi sono detto che forse sono innamorato di questo ragazzo ma che lui non è innamorato di me e che allora ci manca l’essenziale, che è la reciprocità. Però una qualche reciprocità c’è, vorrei che ci fosse, mi illudo che ci sia, io so che almeno mi tratta con rispetto. Mi hanno detto tante volte: “Non buttare via il tempo! Trovati un altro ragazzo!” Io non c’ho nemmeno provato, ogni volta che conosco un ragazzo un po’ più da vicino comincio a fare i paragoni con lui, che per me è proprio un’altra cosa. Mi dicono di guardare avanti, di non fissarmi, che sono giovane e non posso rimanere legato a una storia che non c’è mai stata, eppure io sono convinto che quella storia ci sia stata eccome, anzi che esista ancora, in un altro modo, certo, ma che non sia finita. Ho vissuto con lui delle notti d’amore che non dimenticherò mai, era una cosa bellissima e soprattutto vera, voluta, un modo di sentirci totalmente liberi. Non ho mai provato nulla di simile con nessun altro ragazzo. In pratica è con lui che ho capito quanto la sessualità vera ti può far stare bene. Con lui riuscivo a superare tutti i miei complessi e a vivere il sesso in totale spontaneità. I ricordi di quelle notti d’amore li porto nel profondo del cuore e mi danno la certezza di avere conosciuto l’amore vero o meglio che cosa è veramente l’amore. Ho amato e sono stato amato di questo non ho dubbi. Non voglio un altro ragazzo, non riuscirei mai ad innamorarmi di un altro ragazzo perché, per me, lui c’è, non se ne è mai  andato veramente. Adesso, se penso a un ragazzo, penso solo a lui, me lo vedo davanti, gli occhi, il sorriso, l’abbraccio, il calore sessuale, la spontaneità assoluta e le ore passate al telefono a parlare di malinconia senza avere il coraggio di dirgli ciao da parte mia e con un saluto, da parte sua, che doveva includere un  minimo segno d’affetto, ma detto in tono minore. Dove sei adesso? Ti sentirò ancora? Come vorrei che tu fossi felice! Lo dico con tutta l’anima, perché ti voglio bene, forse non sono più innamorato, non provo più il trasporto sessuale di un tempo ma continuo a pensare a te ogni giorno e a sperare che tu possa essere felice, quando vedo un ragazzo vestito come te o con fisico simile al tuo provo un sussulto, perché ti vorrei vicino a me. So bene che amare un ragazzo non mi dà alcun diritto, perché la felicità che quel ragazzo deve perseguire è la sua, non la mia, ma so che come qualcosa di lui è rimasto dentro di me così qualcosa di me lo accompagnerà per sempre, perché, per quanto fragile e addirittura effimero possa essere stato, era comunque amore.