LA VERA STORIA DI UN PRETE GAY

Si legge spesso sui giornali di preti e prelati gay che si danno alla bella vita approfittando del loro prestigio e della loro posizione sociale e combinando incontri con prostituti o con ragazzi che per qualche ragione non possono dire loro di no. Pur gestendo da anni un sito gay e pur avendo incontrato diverse volte preti e religiosi attraverso quel sito, devo dire che quello che ho visto è completamente diverso da quello che si legge nella cronaca. Per dovere di onestà e col consenso della persona di cui parlo, che purtroppo non c’è più, vorrei raccontare qui la vera storia di un prete gay che ho conosciuto in chat. Credo sia doveroso fare capire la portata reale del problema, che non sta nel comportamento scandaloso di alcuni, scandaloso anche e soprattutto per gli stessi gay oltre che ovviamente per la Chiesa, ma nella profonda sofferenza di moltissimi altri, da quello che vedo, della grande maggioranza dei preti gay.

Diversi anni fa, fui contatto in chat da un prete che aveva all’epoca cinquant’anni. Il dialogo tra noi fu caratterizzato, all’inizio, da una certa diffidenza reciproca. A me sembrava strano che mi contattasse un prete, era un evento piuttosto raro e pensavo che potesse trattarsi del solito fake che ha bisogno di divertirsi abusando di una chat gay (e purtroppo ce ne sono parecchi), poi, col passare delle settimane il dialogo tra noi divenne particolarmente serio, ne riporto qui di seguito alcuni brani (chiamo il prete che parla con me Paolo, nome fittizio, io sono project):

Paolo scrive: Non ti stupire, project, di preti gay ce e sono tanti, ma io mi sento veramente un prete, non ti saprei dire se quando ho fatto la scelta di entrare in seminario la mia fosse veramente vocazione o non ci fosse sotto l’incapacità di essere quello che ero o magari il desiderio di spendere comunque la mia vita per il prossimo facendo qualcosa di buono, visto che non avrei potuto viverla come avrei voluto. Sono cresciuto negli ambienti della parrocchia e li sentivo miei fin da ragazzo. La fede per me è stata sempre un valore grande, certo capivo che c’era un contrasto tra la mia fede e quello che ero e quando ho fatto la mia scelta ho scelto coscientemente di mettere da parte quello che ero e di seguire il Signore perché speravo di trovare anche io un po’ di consolazione. Quando sei giovane reagisci in modo emotivo e non sai che col tempo tante cose cambiano e che fare delle scelte che sono “per sempre” è molto più difficile di quanto sembra.

Ho girato diverse parrocchie, adesso sto a [omissis] è un bel posto ed è brava gente, quasi tutti vecchi, c’è tanta miseria ma soprattutto economica, non c’è miseria morale, non c’è malavita, non c’è violenza, non c’è droga, non imbrogliano il prossimo e c’è pure tanta dignità anche se sono poveri e forse proprio perché sono poveri, quella dignità che io non ho o non ho più perché certe volte mi sento l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. I parrocchiani mi vogliono bene e io voglio bene a loro, molti sono contadini ma sono proprio di pasta buona. Però mi sento nel posto sbagliato perché in un certo senso sono io che sto mentendo a loro, ma non so nemmeno se le cose stanno proprio così. Ho pensato che forse dovrei lasciare la Chiesa perché non sono degno di starci ma è un’idea che mi spaventa, non credo che riuscirei a vivere se dovessi lasciare la Chiesa e poi mi sentirei proprio un traditore di cose in cui nonostante tutto credo profondamente. Quando riesco a pregare ho la sensazione che il Signore mi sia vicino e mi aiuti ad andare avanti nonostante tutto. Capiscimi bene, io non sono mai venuto meno ai miei voti ma non solo, quando mi è capitato di venire a contatto con uomini giovani mi sono comportato sempre come si deve comportare un prete e poi non è stato nemmeno un sacrificio perché quelle persone per me erano sacre, te lo dico come in confessione, se avessi messo in difficoltà uno solo di quei ragazzi mi sarei sentito un verme. Il risultato di tutto questo è stato che ho sempre  evitato i contatti con gli uomini giovani e con i ragazzi, che magari potrebbero avere bisogno di un prete vero. Io penso soprattutto ai poveri, ai vecchi e ai malati. Quando mi è capitato di assistere dei moribondi ho pregato con una intensità fortissima che Dio potesse aiutarli dando loro tanta fede per affrontare il momento del trapasso. In quei momenti non avevo dubbi e mi sentivo prete nel senso più bello e profondo perché portavo il Signore a persone che avevano bisogno di conforto. Però qualche volta penso veramente che dovrei lasciare la Chiesa perché tante cose che devo dire sono cose che non sento veramente, mi sono sforzato di seguire l’insegnamento della Chiesa ma certe volte mi sembra in piena coscienza di non poter aderire a quelle cose.

Project scrive: Ma se tu lasciassi la Chiesa che prospettive avresti?

Paolo scrive: In pratica nessuna, non ho un titolo di studio che possa servire nella vita civile, non saprei proprio come fare a sopravvivere perché non so fare nulla, so fare solo il prete e faccio male anche quello e poi per la mia famiglia sarebbe una cosa distruttiva e non se l’aspetterebbero proprio. Mia madre e mio padre sono vecchi, sono contenti dell’idea di avere un figlio prete, per loro avere un figlio spretato sarebbe terribile e poi i miei genitori vivono di una pensione proprio minima e anche volendo, perché penso che non mi abbandonerebbero comunque, non potrebbero dare da mangiare anche a me. Se poi penso all’idea di avere un compagno, beh la cosa è proprio tragica. Ma chi si metterebbe con un ex-prete cinquantenne morto di fame? Proprio nessuno e pure io non mi metterei con nessuno, a parte il fatto che sono vecchio mi sentirebbero comunque strano perché ho alle spalle un mondo diversissimo dal loro e poi quel mondo non è solo stato il mio ma lo è tuttora e lo rimarrebbe comunque anche se me ne andassi dalla Chiesa. Non è solo la paura dell’esterno che non mi fa fare un passo del genere ma è anche il fatto che la Chiesa è il mio mondo vero, un mondo in cui mi sento utile. Quando viene qualcuno a confessarsi, cosa molto rara a parte le vecchiette che andrebbero santificare proprio perché sono incapaci di fare qualcosa di male, dicevo quando viene qualcuno a confessarsi, gli chiedo sempre di pregare per me perché certe volte non so proprio come gestire il mio rapporto col Signore, non riesco a capire che cosa Lui voglia da me. In effetti so benissimo che non ho scelte e che potrò solo andare avanti come adesso e con gli anni finirò forse per mettere da parte anche i dubbi che ancora ci sono, ma mi chiedo perché il Signore mi chiede un sacrificio così grande, voglio dire grande per me perché c’è gente che sopporta ben altro con tanta fede, non è che io voglia chissà che cosa, ma è questo stato di insoddisfazione che mi porto addosso che mi travolge, mi chiedo come sia possibile non che il Signore mi voglia prete, ma che mi voglia prete così, con questa mezza fede, con tutti questi se e ma e però. Certe volte penso di non essere un prete ma di “fare” il prete un po’ come un altro mestiere qualsiasi e allora penso che sto tradendo il Signore.

Il dialogo con Paolo è andato avanti per diversi mesi, anche se con lunghi intervalli, e il rapporto di stima e di rispetto reciproco si è consolidato. Un giorno mi disse che non stava bene e che avrebbe dovuto fare degli accertamenti, li fece a risultò che aveva un tumore in stato avanzato. Fu operato. Dopo l’intervento, che non riuscì ad arginare il problema ma indebolì ancora di più il suo fisico, mi chiamò per l’ultima volta. La conversazione fu brevissima.

Paolo scrive: è andata male, mi hanno detto che farò solo cure palliative. Ti ricordi, noi pensavamo che il problema fosse uno e invece il problema vero era un altro. Sono stanchissimo, vado a riposare, una cosa ti chiedo: prega per me.

Project scrive: Lo farò certamente. Ti abbraccio forte.

Paolo scrive: Hai fatto tanto per me. Ciao, amico.

Questa è stata la nostra ultima conversazione in chat. Posso dire che conservo dentro di me il ricordo di questo prete e della sua umanità sofferente, ecco perché quando sento parlare di preti gay in modo scandalistico mi arrabbio, quello che ho visto io in queste persone non è né stupidità né arroganza ma sofferenza silenziosa e coscienza lacerata. Il tema dei preti gay andrebbe trattato col massimo rispetto e lo dico da persona profondamente laica.

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