CHIESA E GAY IN NIGERIA

Il 19 Mazo 2014, su questo stesso blog, pubblicai un articolo intitolato “Chiesa e gay da Lucca alla Nigeria”, in cui riferivo dell’atteggiamento assunto nei confronti dei gay da mons. Castellani, arcivescovo di Lucca e di quello molto diverso assunto dall’episcopato nigeriano che, dopo la firma a promulgazione della legge anti-gay da parte del presidente nigeriano Goodluck Jonathan, ha espresso il suo pubblico apprezzamento.

In una lettera al presidente della Nigeria a nome di tutti i vescovi e fedeli, il presidente della conferenza episcopale della Nigeria, l’arcivescovo di Jos, Ignatius Kaigama ha definito la nuova legge “una coraggiosa e chiara indicazione della capacità del nostro grande paese di ergersi a protezione dei più alti valori delle culture nigeriane ed africane circa l’istituto del matrimonio e la dignità della persona umana, senza cedere alle pressioni internazionali volte a promuovere pratiche immorali di unioni omosessuali e di altri vizi correlati”. Assicurando al presidente Jonathan il sostegno dei vescovi, l’arcivescovo Kaigama così proseguiva: “La ringraziamo per questa coraggiosa e saggia decisione e preghiamo che Dio continui a benedire, a guidare e a proteggere lei e la sua amministrazione contro la cospirazione del mondo sviluppato per fare del nostro paese e continente una discarica per la promozione di tutte le pratiche immorali, che devastano il progetto di Dio per l’uomo”. Va chiarito che la “coraggiosa e saggia decisione” del presidente della Nigeria, criminalizza l’omosessualità e prevede per i gay fino a 14 anni di carcere. Le legge che l’arcivescovo Kaigama considera “coraggiosa e saggia” è stata definita da Emma Bonino, allora ministro degli esteri italiano “un gravissimo attacco a principi cardine di ogni società civile, quali quello di tolleranza e di non discriminazione, sanciti da tutti i principali accordi internazionali di tutela e promozione dei diritti umani, tra i quali la Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli del 1981, di cui la Nigeria è firmataria”.

Tanto premesso, rilevo che il 21 marzo 2014, il sito di Radio vaticana ha riportato un articolo intitolato “Nigeria: il presidente dell’episcopato respinge le accuse di omofobia rivolte ai vescovi” (http://it.radiovaticana.va/news/2014/03/21/nigeria:_il_presidente_dellepiscopato_respinge_le_accuse_di_omofobia/it1-783340) contenete delle dichiarazioni dell’arcivescovo Kaigama intese, a dispetto del titolo dell’articolo, non a respingere le accuse di omofobia ma a ribadire che “La posizione della Chiesa cattolica in Nigeria sulle unioni omosessuali e altri vizi morali è perfettamente in linea con quella della Chiesa universale e con i suoi insegnamenti sociali”. Kaigama afferma che “Quando la Conferenza episcopale ha inviato quella lettera, lo ha fatto per difendere i valori morali contenuti nella Bibbia e appartenenti alla tradizione del popolo nigeriano”.
Parlando degli omosessuali, l’unica affermazione di Kaigama, citata da Radio vaticana, che sembra ammorbidire le posizioni è la seguente: “Verso di loro avremo sempre la compassione di Cristo e difenderemo i loro diritti, come abbiamo sempre fatto per le persone discriminate”. Evidentemente l’arcivescovo Kaigama e la conferenza episcopale nigeriana ritengono che la compassione di Cristo e la difesa dei diritti delle persone discriminate si debba tradurre nel definire l’omosessualità un “vizio morale” in radicale contrasto con quanto affermato ripetutamente dalla Organizzazione mondiale della sanità (http://www.paho.org/hq/index.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=17703&Itemid), e, ancora meglio, inviando una lettera di pubblico plauso al presidente della repubblica che ha appena promulgato una legge che criminalizza quelle “persone discriminate” e prevede per loro fino a 14 anni di carcere. Se questa, come ritiene mons. Kaigama, è la compassione di Cristo di cui parla la chiesa, Dio ce ne scampi e liberi!

Si stima che in Nigeria ci siano 3.4 milioni di persone affette da HIV, queste persone saranno indotte a non presentarsi alle strutture mediche per evitare di essere identificate come omosessuali.

Al Jazeera ha pubblicato il 6 marzo 2014 una notizia che riporto sommariamente qui di seguito.

(http://www.aljazeera.com/news/africa/2014/03/nigerian-court-whips-4-men-accused-gay-sex-201436143555638773.html).

Secondo quando riferiscono gli attivisti dei diritti umani, quattro giovani uomini sono stati ritenuti colpevoli di sesso gay da un tribunale islamico nel nord della Nigeria e sono stati frustati pubblicamente (15 frustate). Sembrerebbe quasi una piccola cosa ma non finisce qui, perché i quattro sono stati condannati anche a pagare  una multa di 129$, una somma enorme con i parametri locali, se non pagheranno dovranno scontare un anno di prigione. Dorothy Aken’Ova, intervenuta per la Rete per la difesa dei diritti sessuali, da detto che i quattro, tutti tra i 20 e i 22 anni, potrebbero essere stati costretti a confessare con le percosse e ha aggiunto che sono stati costretti a prostrarsi sul pavimento del tribunale per essere frustati. Le famiglie dei quattro condannati avevano rifiutato ogni forma di difesa legale che era stata loro offerta ed erano terrorizzate dall’idea di poter essere associate all’idea della omosessualità, che molti nigeriani religiosi considerano un male importato dall’occidente.

Nella città di Bauchi, capitale dello stato omonimo, i processi per omosessualità erano stati rinviati a partire dal mese di gennaio, quando una folla inferocita aveva tentato di lapidare gli imputati subito fuori del tribunale e pretendeva che il giudice pronunciasse immediatamente una sentenza di morte. Gli agenti di polizia avevano dovuto sparare in aria per disperdere la folla e salvare gli imputati dal linciaggio. Nel nord della Nigeria la legge islamica, per gli atti omosessuali prevede la lapidazione o l’iniezione letale anche se questa norma non è mai stata applicata.

Secondo Aken’Ova, il giudice ha dichiarato di avere applicato condanne molto miti perché i quattro hanno affermato che i fatti si riferivano al passato e che essi avevano ormai cambiato da un pezzo i loro comportamenti. I quattro di cui si parla fanno parte delle diverse dozzine di persone che sono state catturate nell’ondata di arresti che ha fatto seguito alla promulgazione della Legge ant-gay in Nigera, quella che l’arcivescovo Kaigama considera una legge “coraggiosa e saggia”. Chi ha orecchio per intendere intenda.

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