CHIESA E GAY DA LUCCA ALLA NIGERIA

Ho ricevuto ieri sera questa brevissima mail:

“Leggo sulla stampa che il vescovo di Lucca avrebbe fatto dichiarazioni di apertura verso i gay, tu che cosa ne pensi?”

Provo a ragionare sui fatti. Intanto la notizia iniziale è stata data solo da un quotidiano locale. È significativo il fatto che l’ANSA non abbia pubblicato la notizia, che quindi è rimasta al di fuori del circuito della stampa che conta. È vero che si tratta dichiarazioni di un vescovo e non del papa ma, dato il tipo di dichiarazione, il fatto che la stampa sensazionalistica non l’abbia colta al volo la riduce ancora di più a questione meramente locale. La stampa cattolica ha completamente ignorato il fatto, i siti gay hanno invece dato grande rilievo alle dichiarazioni di mons. Castellani con varie note di ottimismo e qualche rara riflessione un po’ scettica sulla loro reale portata. Francamente non credo che mons. Castellani e neppure papa Francesco possano uscire dalla classica logica della chiesa a proposito dei gay. Cercherò di spiegami con un esempio molto concreto.

Il 7 gennaio 2014 il presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, ha promulgato una legge che punisce l’omosessualità con pene pesantissime che arrivano fino a 14 anni carcere. Emma Bonino (al tempo ministro degli esteri) così aveva commentato: “La promulgazione di una legge anti-omosessualità da parte del Presidente nigeriano Goodluck Jonathan, con la previsione di pene pesantissime che arrivano ad includere fino a 14 anni di carcere, è un fatto gravissimo che non può essere giustificato con la presunta aderenza a credenze religiose o tradizionali”. La Bonino ha ricordato che tale norma costituisce un gravissimo attacco a “principi cardine di ogni società civile, quali quello di tolleranza e di non discriminazione, sanciti da tutti i principali accordi internazionali di tutela e promozione dei diritti umani, tra i quali la Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli del 1981, di cui la Nigeria è firmataria” (http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=37522).

Amnesty International ha esortato il Presidente Goodluck Jonathan a rinunciare alla legge, definendola “discriminatoria”, spiegando che potrebbe avere delle conseguenze “catastrofiche” per la comunità LGBT locale. E per il commissario dei diritti umani delle Nazioni Unite, Navi Pillay, la norma “peggiora una situazione già brutta . Raramente ho visto un atto legislativo che in così pochi paragrafi viola direttamente tanti diritti umani universali fondamentali”. Nel continente africano già l’Uganda aveva approvato un provvedimento simile, condannato apertamente dal Presidente statunitense Obama, che lo ha definito” “ripugnante”, mentre l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu l’ha paragonato all’apartheid.  ” (http://www.lastampa.it/2014/01/15/blogs/voci-globali/nigeria-diventa-legge-il-no-a-matrimoni-e-pratiche-gay-UffOswsi2hx4tyv2MFOmIM/pagina.html)

La Nigeria è il paese più popoloso dell’Africa, con circa 170 milioni di abitanti. La religione ha in Nigeria una importanza notevolissima. La popolazione è cristiana per quasi il 53%, il gruppo più consistente è costituito da protestanti (circa il 26%), i cattolici sono circa il 13,5%, i musulmani circa il 41%. Detto questo cerchiamo di vedere quali sono state le reazioni della chiesa cattolica alla promulgazione della legge anti-gay in Nigeria.

Riposto qui di seguito un brano di un articolo de L’Espresso del 30 gennaio 2014 (http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/01/30/i-vescovi-nigeriani-approvano-la-legge-anti-gay-ma-il-vaticano-vota-contro/)

“Il presidente della conferenza episcopale della Nigeria, l’arcivescovo di Jos, Ignatius Kaigama, si era espresso in forma tutt’altro che critica a proposito della legge anti-gay promulgata il 7 gennaio scorso nel suo paese e firmata del presidente Goodluck Jonathan, cattolico.

In una lettera al presidente della Nigeria a nome di tutti i vescovi e fedeli, Kaigama ha definito la nuova legge “una coraggiosa e chiara indicazione della capacità del nostro grande paese di ergersi a protezione dei più alti valori delle culture nigeriane ed africane circa l’istituto del matrimonio e la dignità della persona umana, senza cedere alle pressioni internazionali volte a promuovere pratiche immorali di unioni omosessuali e di altri vizi correlati”. Assicurando al presidente Jonathan il sostegno dei vescovi, l’arcivescovo Kaigama così proseguiva: “La ringraziamo per questa coraggiosa e saggia decisione e preghiamo che Dio continui a benedire, a guidare e a proteggere lei e la sua amministrazione contro la cospirazione del mondo sviluppato per fare del nostro paese e continente una discarica per la promozione di tutte le pratiche immorali, che devastano il progetto di Dio per l’uomo”.

A dare notizia della lettera è stato il “Catholic News Service of Nigeria“, organo della locale conferenza episcopale, in una corrispondenza da Abuja, capitale del paese e sede arcivescovile del cardinale John Olorunfemi Onaiyekan. Si tratta quindi di una presa di posizione ufficiale.

Due giorni dopo, il 9 gennaio, l’Agenzia Fides, Organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie dal 1927, ha pubblicato il seguente articolo, che, nella logica del dare a Cesare quel che è di Cesare, riporto per intero: (http://www.fides.org/it/news/54486#.Uyl9lvl5PNk)

“Johannesburg (Agenzia Fides)- La voce della Chiesa si deve alzare contro le “leggi draconiane volte a criminalizzare l’omosessualità” approvare da alcuni Paesi africani afferma un editoriale di Southern Cross, settimanale promosso dalla SACBC (Southern African Catholic Bishops’ Conference, che riunisce i Vescovi di Sudafrica, Botswana e Swaziland).

“Di recente i parlamenti di Uganda e Nigeria hanno approvato severe leggi anti-gay. In Uganda il Presidente Yoweri Museveni non l’ha approvata; mentre il Presidente nigeriano Goodluck Jonathan l’ha promulgata. Altri Paesi, come il Camerun e la Tanzania, stanno proponendo leggi simili” ricorda l’editoriale.

“Questi leggi non intendono rendere gli atti omosessuali illegali- lo sono già e sono punibili, in molti Stati africani- ma sono volte a perseguire le persone in base al loro orientamento sessuale” continua l’editorialista che sottolinea che “oltre ad essere ingiuste queste leggi hanno il potenziale di lacerare il tessuto sociale perché possono facilitare false denunce (…), come accade ai cristiani in Pakistan con l’intollerabile legge anti blasfemia”.

Alla luce del Catechismo della Chiesa cattolica che prescrive di “evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione” nei confronti delle persone omosessuali e anzi raccomanda di accoglierle “con rispetto, compassione, delicatezza”, l’editoriale chiede che si alzi la voce della Chiesa in Africa “contro le legislazioni discriminatorie e la violenza nei confronti degli omosessuali, molti dei quali sono fedeli cattolici”. (L.M.) (Agenzia Fides 29/1/2014)”

Nessun comento ufficiale è arrivato dalla Santa Sede sulla lettera del presidente della conferenza episcopale della Nigeria che loda la legge anti-gay come una “coraggiosa e saggia decisione” e assicura preghiere perché “Dio continui a benedire, a guidare e a proteggere il presidente e la sua amministrazione contro la cospirazione del mondo sviluppato per fare della Nigeria e dell’Africa una discarica per la promozione di tutte le pratiche immorali, che devastano il progetto di Dio per l’uomo”.

Mi chiedo, alla luce di tutto questo, quale sia il valore delle dichiarazioni di mons. Castellani. Sottolineo tra l’altro che il papa intende ridurre il potere di intervento della Santa Sede, lasciando ai vescovi locali una larga autonomia di scelte sostanziali. C’è da chiedersi se questo non equivarrà, in diverse parti del mondo, ad una ripresa della caccia alle streghe. Amnesty International (http://www.amnesty.it/nigeria-primi-arresti-e-lista-ricercati-dopo-nuova-legge-omofoba) ha pubblicato il 15 gennaio un comunicato intitolato: “Caccia alle streghe in Nigeria: primi arresti e una lista di ricercati dopo la nuova legge omofoba” in cui si elencano dettagliatamente i primi atti di persecuzione dei gay subito dopo la promulgazione della legge. Chi ha orecchio per intendere intenda!

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