PREVENIRE IL MATRIMONIO ETERO DEI GAY

Provo a sintetizzare qui alcuni degli elementi fondamentali emersi dai post già pubblicati relativi ai gay sposati. Ovviamente la questione, al momento risulta accennata solo per alcuni elementi, mente altri non sono stati minimamente affrontati.

Tra gli elementi assolutamente fondamentali nel determinare il percorso che porta i ragazzi gay al matrimonio, vanno ricordati:

1)      L’idea che essere gay sia una “scelta” che è in qualche modo modificabile o un “vizio” che è possibile prevenire o correggere.

2)      L’idea che la sessualità sia una realtà marginale che, per un etero, deve essere esclusivamente strumentale alla procreazione e alla creazione di una famiglia  e, per un gay, deve essere comunque sacrificata in nome della famiglia e dei figli.

3)      L’idea che un gay può realizzarsi pienamente, cioè a livello familiare, perché la vera realizzazione è solo quella, esclusivamente attraverso la negazione della sua sessualità che sarà, tutto sommato, indolore perché compensata dall’affetto familiare. In buona sostanza l’affettività istintiva, connessa con la sessualità, in questo modo è radicalmente negata. Il cardinale Lajolo, pochi giorni or sono, dichiarava, come se la cosa fosse ovvia, che “ I matrimoni gay non possono non deludere chi li fa”, mentre se si considerano: la costante diminuzione della propensione al matrimonio, l’aumento esponenziale dei femminicidi, e le percentuali costantemente crescenti di divorzi e separazioni (in Italia un matrimonio su due finisce in divorzio o separazione), ciò che emerge è il distacco sostanziale della società dal modello cattolico di matrimonio e di famiglia.

4)      Proporre ad un giovane eterosessuale la famiglia tradizionale come condizione di felicità significa ingannarlo, bisognerebbe se mai che riflettesse sui problemi e sulle incognite che il matrimonio può portare e porta di fatto con sé, tanto da finire in tribunale nel 50% dei casi. Proporre poi lo stesso modello ad un omosessuale significa addirittura porre le premesse non solo per il fallimento di una unione familiare del tutto artificiale, che peserà inevitabilmente sui figli, ma significa anche condannare un gay ad una vita del tutto contro natura, cioè contro la sua natura, e condannare una donna, che avrebbe tutto il diritto di avere un marito realmente innamorato di lei, a vivere in una condizione di grande incertezza e di totale insoddisfazione non solo sessuale ma, nella quasi totalità dei casi, anche affettiva.

5)      L’idea che il “sacrificio” sia un valore di per sé. Troppo spesso i ragazzi tendono a vedere come un merito la rinuncia alla propria sessualità spontanea in nome dell’ideale della famiglia. In realtà quando un gay si sposa è convinto che accettare il sacrificio della propria sessualità sia qualcosa di alto e di nobile, ma in nessun caso l’auto-repressione porta, alla lunga, ad esiti positivi e il “sacrificio” accettato dal gay, finisce di fatto per essere un condizionamento violento imposto alla vita della moglie spesso non consapevole.

6)      L’idea che il conformismo rispetto ai valori tradizionali sia sempre e comunque positivo, anche da parte di chi con certe istituzioni tradizionali, come il matrimonio, non ha proprio nulla a che vedere. Le famiglie molto raramente apprezzano la libertà, tendono invece spesso a ritenere che ciò che è socialmente accettato sia, per ciò stesso, la migliore strada da seguire per tutti e in ogni situazione.

7)      L’idea che l’obbedienza sia sempre e comunque una virtù e che il libero arbitrio individuale debba essere sistematicamente sacrificato in nome di regole generali socialmente accettate.

Un gay non può permettersi di spegnere il cervello e di delegare ad altri scelte fondamentali per la sua persona.

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