GAY E IPOTESI DI MATRIMONIO ETERO

Nel mio dialogo con ragazzi gay sposati di tutte le età è pressoché sempre presente l’idea che quando si è giovani si è portati molto spesso a sottovalutare l’omosessualità e a considerarla una scelta e, peggio ancora, una scelta reversibile. Troppe volte si sente dire che si “sceglie” di essere gay e questa affermazione, totalmente falsa, si insinua nel cervello dei ragazzi che, perdonatemi l’esempio dissacrante ma istruttivo, considerano l’omosessualità non come la loro natura, cioè come una caratteristica personale fondamentale, ma come una specie di droga che è sì un male in sé ma che in fondo, a piccole dosi, si può anche assumere, perché si presume di poterne uscire quando e come si vuole. L’omosessualità non ha nulla di negativo e non è un’abitudine che porta alla dipendenza, come l’uso di sostanze stupefacenti ma è una realtà della quale non ha alcun senso dire: “ne esco quando voglio” proprio perché essere gay non è una scelta.

L’idea di matrice religiosa della omosessualità come vizio che si radica e porta ad una dipendenza, cioè ad un vizio non più estirpabile, è ancora molto diffusa e continua a produrre danni incalcolabili, inducendo i gay al matrimonio nella convinzione che, alla fine, con un atto di volontà, si possa anche scegliere di essere etero. I gay sposati sanno benissimo quanto questa errata visone delle cose sia deleteria. Molto spesso, in realtà socialmente arretrate in cui domina l’omofobia, i ragazzi imparano fin dalla più tenera età a vedere l’omosessualità come un disvalore, tutta l’educazione tradizionale presuppone l’eterosessualità dei ragazzi e, là dove ci sono ragazzi gay, che sono l’8% dei ragazzi e quindi sono praticamente ovunque, li induce attraverso i sensi di colpa a reprimere qualsiasi pulsione gay.

La Chiesa ha ancora oggi ufficialmente atteggiamenti che sono sostanzialmente omofobi e che incitano all’odio contro gli omosessuali. Con Papa Francesco i toni, al vertice, sono più smorzati, ma estirpare l’omofobia dalla Chiesa è un’impresa che sembra in partenza destinata al fallimento, ammesso che qualcuno abbia veramente intenzione di provarci.

Gli atteggiamenti delle famiglie sono spesso retrivi e violentemente repressivi. Invito chi non lo avesse visto a vedere un film francese molto significativo: “Juste une question d’amour” http://www.youtube.com/watch?v=IwWJWzKxctw in cui si riscontrano due diversi atteggiamenti di genitori di fronte alla omosessualità dei figli. Quando la repressione della omosessualità è tanto forte da non comportare solo l’eliminazione dei comportamenti esterni che possono far pensare alla omosessualità ma da indurre i ragazzi a combattere contro le loro pulsioni omosessuali anche a livello privatissimo reprimendo la masturbazione spontanea in chiave gay, diventa purtroppo possibile e concreta l’eventualità che un ragazzo possa pensare non solo di forzarsi a non essere gay ma addirittura ad essere etero. Si tratta di forme di violenza profonda che alterano completamente e direi falsano del tutto l’affettività e la sessualità di un ragazzo gay, che è incoraggiato a creare un rapporto etero e a coltivarlo “imitando” gli atteggiamenti degli altri ragazzi: la rimozione della omosessualità è vista come un merito morale e la sessualità etero è accettata come “medicina della omosessualità”. Dietro tutto questo è evidente l’idea della sessualità come vizio e quindi come colpa.

A ben guardare si capisce facilmente che là dove dominano concezioni molto elementari e dogmatiche della natura, la complessità del reale è compressa in schemi di che derivano da puri pregiudizi. Pensare che la sessualità sia finalizzata solo alla procreazione è un’assunzione di principio che è sistematicamente contraddetta a livello sociale e nei comportamenti individuali. L’espressione “contro natura” è stata ed è tuttora usata sistematicamente nei confronti dei comportamenti e della stessa libido omosessuale. Anziché chiedersi il perché delle varianti della sessualità umana, è molto più facile ritenerle delle devianze “contro natura” o dei vizi acquisti, o delle scelte culturali, più o meno indotte dall’esterno. Ritenere l’omosessualità un vizio piuttosto che una variante della sessualità umana significa poggiare tutto l’approccio alla omosessualità su basi totalmente sbagliate.

Quando un ragazzo valuta la propria omosessualità come un vizio contro il quale bisogna resistere per tornare alla vera sessualità secondo natura, di fatto, imbocca la via dell’auto-repressione: tentativo di evitare contenere la masturbazione, fuga dalle occasioni in cui gli istinti omosessuali possono essere più facilmente risvegliati, sublimazione della omosessualità in amicizia affettuosa, e, alla fine, scelta di vis senza ritorno come il matrimonio. Riporto qui (con il consenso dell’autore) una mail che ho ricevuto.

“Ti scrivo con molto timore perché non so chi sei, e il fatto che tu sia gay mi mette in imbarazzo. Ho 25 anni, da qualche anno avverto distintamente un interesse verso i ragazzi, però non provo repulsione verso le ragazze, adesso ho una ragazza da qualche mese e tutto sommato con lei non sto male, è molto dolce e non è fissata col sesso come certe ragazze che ho avuto prima, ci vogliamo bene, lei non è al colmo dei miei pensieri, io certe volte mi lascio andare alla pornografia e alla pornografia gay, però con la mia ragazza penso che un rapporto serio potrei anche costruirlo. Voglio dire che se mi ci metto di impegno riesco a fare a meno della pornografia gay e perfino della masturbazione per diversi giorni e penso che se avessi famiglia riuscirei a mettere del tutto da parte queste cose per dedicarmi alla mia famiglia. Mi sento ad una svolta, perché se volessi, potrei andare verso il matrimonio e anche in tempi brevi e le mia ragazza ne sarebbe contentissima e pure i nostri genitori, e alla fine, la cosa starebbe bene anche a me, però onestamente non riesco a decidermi perché poi non potrei tornare più indietro. Vorrei tanto sposarmi e farla finita una volta per tutte con la pornografia ecc. ecc., ma ho paura di fare la più grossa stupidaggine della mia vita. C’è una cosa che mi fa riflettere ed è il fatto che io con la mia ragazza parlo di tutto ma non sono riuscito a parlarle delle mie fantasie omosessuali anche perché penso che non capirebbe proprio il senso della cosa, lei con me sta bene, ci coccoliamo reciprocamente con un minimo di petting e lei non capirebbe mai che per me c’è anche altro, lei è convinta che l’omosessualità sia un vizio che si può superare con la buona volontà e magari con l’aiuto di un bravo psicologo. Prima anche io tendevo a dare per certe queste cose ma ultimamente comincio a pensare che le cose siano molto meno facili di come le fanno sembrare. Mi sono posto tante domande sul mio futuro e su quello che voglio veramente. Recentemente ho conosciuto un ragazzo all’università e ho cominciato a guardarlo con interesse, ma non solo per motivi di sesso, come mi succedeva prima, ma a guardalo con interesse affettivo, mi faceva tenerezza, volevo stare accanto a lui, c’era anche sesso, ma non solo sesso, e per la prima volta ho cominciato a pensare che per me una storia d’amore potrebbe essere possibile anche con un ragazzo e addirittura forse più con un ragazzo che con una ragazza. Io non conosco niente della realtà gay, che oggettivamente mi spaventa ma non sono affatto sicuro di voler rinunciare al mio privatissimo e piccolissimo mondo gay per andare verso un matrimonio che onestamente mi spaventa un po’ perché alla fine potrebbe essere un a vera trappola. Ma adesso che faccio? La mia ragazza se lo aspetta, i nostri genitori pure e così gli amici, ecc. ecc.. Penso di avere bisogno di qualcuno che mi costringa ad ammettere delle cose che ormai vedo anche da solo, anche se poi trasformare la chiarezza di idee cha vado conquistando in azioni concrete è veramente difficilissimo.”

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